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Tribunale - L'imputato rilascerà forse spontanee dichiarazioni - In aula l'ex campione azzurro della palla ovale

Rinviato processo al cacciatore che uccise l’asina di Lo Cicero, ma il rugbista non molla

di Silvana Cortignani
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Nepi – (sil.co.) – Asina del rugbista Andrea Lo Cicero uccisa da un cacciatore ottantenne, è stata rinviata al prossimo 11 settembre l’udienza di ieri davanti al giudice Roberto Cappelli.

Udienza che era stata fissata per l’esame dell’imputato, difeso dall’avvocato Luigi Sini, il quale era presente in tribunale ma ha rinunciato a farsi interrogare, per cui il processo è stato rinviato a dopo la pausa estiva per le eventuali spontanee dichiarazioni e la discussione. Nel frattempo saranno passati quasi sei anni dall’uccisione di Zaira, a Nepi l’8 novembre 2020.

In aula come sempre Andrea Lo Cicero, parte civile con l’avvocato Francesco Visco, che a fronte degli oltre cinque anni trascorsi dalla tragica morte della sua asinella Zaira commenta amaro come sia “veramente straziante” aspettare una giustizia che non arriva col ricordo della povera bestiola nel cuore. “Ma io non mollo – dice il campione a Tusciaweb – finché avrò forza in questa vita lotterò non solo per me ma per tutte quelle persone che perdono qualcosa ingiustamente“.

Imputato un anziano cacciatore che quella domenica pomeriggio di cinque anni e mezzo fa pare fosse in una squadra che stava partecipando a una battuta di caccia al cinghiale. 


L'asina di Andrea Lo Cicero uccisa da un cacciatore

L’asina di Andrea Lo Cicero uccisa da un cacciatore


“Bastardi, c’è una recinzione, guarda cosa hanno fatto, hanno ammazzato un animale, era come una figlia per me, non si può fare”, le grida disperate di Lo Cicero nel drammatico video diffuso su Facebook, girato tra i singhiozzi subito dopo il fatto, in cui accarezza il capo della povera bestiola morta, in attesa dell’arrivo dei carabinieri forestali

Zaira è morta in maniera orribile a Nepi, nella frazione di Umiltà, dove Lo Cicero vive da diverso tempo con la famiglia nella fattoria “I Scecchi” dove, tra diversi animali, alleva asine destinate anche all’onoterapia, pratica ritenuta molto efficace nell’affiancamento delle terapie motorie per i bambini disabili e con sindrome di Down. 

“Sono vivo per miracolo – ha ricordato a Tusciaweb l’ex rugbista azzurro cinquantenne Lo Cicero, in occasione della prima udienza del processo – ero fuori con mia moglie Roberta e mio figlio per dare da mangiare agli animali, poteva avere ucciso uno di noi, mio figlio, me o mia moglie, quando ha sparato colpendo l’asina, che è morta. Dopo di che ha detto ‘te la ripago la bestia’ e ha fatto per andarsene. Al che naturalmente l’ho fermato”.

La fucilata sarebbe stata sparata con un’arma in grado di colpire fino a tre chilometri e mezzo, a una distanza di 26 metri dal bersaglio e a 60 metri dalla fattoria di Lo Cicero. “Non poteva non saperlo, visto che la ‘casa di caccia’ si trova ad appena 30 metri”, ha spiegato in aula il rugbista, ribadendo che per lui gli animali sono come i familiari.

“L’asina è morta tra le mie braccia, ma io non potevo fare niente. Mia moglie e mio figlio hanno assistito alla scena straziante senza poter fare nulla per salvare Zaira”, ha sottolineato.

Silvana Cortignani


Articoli: Asina del rugbista Lo Cicero uccisa da un cacciatore, sentenza dopo l’estate – Uccise l’asina del rugbista Andrea Lo Cicero, ripreso il processo al cacciatore – A processo il cacciatore che uccise l’asina di Lo Cicero, il campione di rugby: “Poteva avere ammazzato mio figlio” –  “Un cacciatore ha sparato senza scrupolo e ucciso una delle mie asine”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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21 marzo, 2026

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