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Tribunale - Imputato di violenza sessuale un settantenne del lago di Bolsena - Avrebbe messo le mani addosso a una mamma quarantenne

Cerca un gatto e trova un molestatore, ma lui nega: “Abbiamo solo preso un caffè”

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Viterbo – (sil.co.) – Ha negato tutto il settantenne accusato di violenza sessuale perché la mattina del 26 marzo 2024  avrebbe messo le mani addosso a una mamma quarantenne che si era presentata nel piazzale della sua azienda agricola per chiedergli se avesse un gatto da darle per il suo bambino. La presunta vittima è parte civile con l’avvocato Daniela Fieno. L’imputato è difeso dalla legale Valeria Vincenzoni. I fatti sarebbero avvenuti in un centro del lago di Bolsena.


Carabinieri - Lago di Bolsena

Carabinieri – Lago di Bolsena


Il 21 aprile l’uomo ha fornito la sua versione ai giudici del collegio, docendo di avere invitato la donna a prendere il caffè dopo che lei stessa era scesa dalla macchina. “Mentre era sulla vettura, le avevo detto che non avevo un gatto da darle, ma lei, invece di andarsene, si è affacciata sulla porta chiedendomi se avessi un canino piccolo. Le ho detto che avrei chiesto a mio figlio, che è passato a salutarmi, il quale mi ha risposto che non ne aveva. Abbiamo parlato un po’, poi ci siamo alzati per uscire. Dopo venti giorni mi hanno chiamato i carabinieri”.

Invece di trovarle un gatto, secondo l’accusa le avrebbe detto “solo a guardarti, ce l’ho duro”, cercando di farsi mettere una mano sulla patta dei pantaloni e di baciare la donna.

L’imputato ha ammesso di avere cercato la sorella medico e il padre sottufficiale dell’aviaizone della presunta vittima “per risolvere”: “Ma poi sono spariti”. “Voleva che mia figlia ritirasse la querela, ma io gli ho risposto che non doveva, perché ‘se hai avuto tutta questa premura di venire qua, qualcosa hai fatto’”, ha spiegato il genitore della parte offesa in aula.

Per la difesa, ha testimoniato lo psicologo e psicoterapeuta Giuseppe Del Signore, consulente di parte del’imputato, per il quale la donna è inattendibile a causa dei disturbi della personalità di cui soffre. 

Una donna ”fragile” la vittima, hanno spiegato i familiari, in seguito allo stress post traumatico sviluppato in seguito a un gravissimo incidente stradale che le ha lasciato in eredità crisi di panico e ansia, “facilmente gestibili con dei comuni ansiolitici all’occorrenza fino a quel giorno e precipitate dopo essere stata sessualmente aggredita dall’imputato. “Ora dipende totalmente dagli altri e da sola non è più in grado di fare nulla, nemmeno di accudire suo figlio”, hanno testimoniato i parenti.

Il processo è stato rinviato per la discussione. Entro primavera la sentenza. 


Articoli: Accusato di molestie da una mamma che cercava un gatto, il figlio lo difende – “Cercava un gatto per il suo bambino, ha trovato un vecchio molestatore” – “Cercavo un gatto, ho trovato un settantenne che mi ha messo le mani addosso”


Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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27 aprile, 2026

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