Viterbo – (sil.co.) – Confermato lo scorso 12 marzo dalla cassazione il controllo per ulteriori tre mesi della corrispondenza a un boss della ‘ndrangheta detenuto al Nicandro Izzo di Viterbo.
Si tratta di Gianluigi Sarcone, nato a Cutro il 6 maggio 1971, esponente dell’omonimo clan, arrestato nel 2015 per associazione mafiosa, nell’ambito della maxi inchiesta Aemilia della Dda di Bologna che poi, nel 2021, mise sotto scacco le nuove leve e alcune “vecchie conoscenze” della cosca Grande Aracri di Cutro radicata tra le province di Reggio Emilia, Modena, Piacenza e Parma.
Il 55enne, detenuto a Viterbo dal 10 maggio 2018, ha presentato ricorso contro il rigetto, da parte del tribunale di sorveglianza di Roma, del reclamo avverso il provvedimento con cui, il 26 giugno 2024, il magistrato di sorveglianza di Viterbo ha disposto la proroga della sottoposizione a visto della corrispondenza per ulteriori tre mesi.
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile in quanto proposto con atto redatto e sottoscritto dal condannato e con dichiarazione resa personalmente dallo stesso all’ufficio matricola della casa circondariale. laddove memorie e motivi nuovi devono essere sottoscritti da un difensore iscritto all’albo speciale della corte di cassazione.
Il 5 marzo dell’anno scorso, la suprema corte, aveva bocciato un altro ricorso in cui il 55enne ,detenuto al 41 bis, chiedeva la riparazione dei presunti pregiudizi subiti per essere stato ristretto a Mammagialla in condizioni inumane e degradanti. Si legge nelle motivazioni. “È stato sempre ristretto, da solo, in una cella di sufficiente ampiezza (8,21 mq) ed ha fruito di due ore al giorno di passeggi, oltre che di un’ulteriore ora da trascorrere in sala socialità insieme a non più di altri tre detenuti”, si legge nelle motivazioni.
Sempre nella primavera del 2025, inoltre, per avere parlato con un altro detenuto nonostante fosse vietato, era stato bocciato dalla cassazione il ricorso per la liberazione anticipata relativamente a un semestre di pena di Sarcone.
– Ha parlato con un altro detenuto al 41 bis nonostante il divieto, bocciato ricorso boss “Aemilia”
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