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Corte di appello - Prosciolto con formula piena un 56enne, a distanza di nove anni dalla sentenza di primo grado

Non violentò la figliastra di 9 anni, assolto dopo una condanna a 5 anni e 4 mesi

di Silvana Cortignani
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L'avvocato Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis

Viterbo – A distanza di nove anni dalla condanna in primo grado a 5 anni e 4 mesi di reclusione per violenza sessuale aggravata sulla figlia di 9 anni della compagna, un 56enne della provincia di Viterbo è stato assolto con formula piena dalla corte d’appello di Roma.

I giudici di secondo grado hanno accolto il ricorso del difensore Samuele De Santis, revocando inoltre le statuizioni civili disposte  in primo dal tribunale di Tivoli nel lontano 2017. 

Tra il 2011 e il 2013, secondo l’accusa, il 56enne aveva abusato in un centro della provincia di Roma della bambina, toccandola e facendosi toccare nelle parti intime, consumando con la minore anche rapporti orali e rapporti sessuali completi. 

In seguito al ricorso, la corte d’appello ha deciso di riaprire l’istruttoria e di ascoltare nuovamente la minore, che nel frattempo ha 23 anni. Il processo bis a carico del 56enne è finito con l’assoluzione, con la formula più ampia, perché il fatto non sussiste. “Per il mio assistito è stata la fine di un incubo andato avanti per oltre un decennio”, sottolinea il difensore.

Secondo l’avvocato De Santis, che ne ha messo in discussione la condotta di vita, la madre non sarebbe stata all’altezza del ruolo “attraverso le vicende sentimentali e abitative della medesima con gli uomini a cui si accompagnava nel tempo”. Non potendo la sentenza “individuare un tempo e un luogo certo del commissi delicti”.

A scoprire i presunti abusi una professoressa delle medie che aveva dato alla classe il tema “Scrivi una lettera indirizzata a chi vuoi tu e raccontami di te e di ciò che ti sta più a cuore in questo momento della tua vita”. Era il 2015 e la ragazzina chiese alla docente di leggere subito il tema in cui aveva raccontato una “vicenda personale”, riferendo di essere stata violentata a nove anni dal compagno della madre. 

Sarebbe così emerso che la minore tempo prima si era già confidata con la madre, che le aveva promesso di non dirlo a nessuno, lasciando il compagno, che non sarebbe stato né il primo né l’ultimo convivente dopo la separazione dal padre della figlia. Nel 2016 la versione della ragazza è stata cristallizzata in sede di incidente probatorio. Il 27 gennaio 2017 il 54enne, giudicato col rito abbreviato, è stato condannato dal gip del tribunale di Tivoli a una pena di cinque anni e quattro mesi di reclusione, con lo sconto di un terzo della pena. 

Silvana Cortignani


– Accusa il “patrigno” di averla stuprata a nove anni, a 22 anni dovrà testimoniare al processo bis


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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11 aprile, 2026

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