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Tribunale - In azione due donne e un 32enne - Dalla stazione di porta Romana si sono mossi in taxi

Truffa dei gioielli, tre banditi in trasferta incastrati da una 66enne disabile

di Silvana Cortignani
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Viterbo – Truffa dei gioielli, sono stati rimessi in libertà con l’obbligo di firma e di dimora nei luoghi di residenza i tre falsi carabinieri arrestati alle 11,35 di lunedì mattina dalla polizia grazie all’allarme lanciato al 112 dal marito della vittima, una disabile di 66 anni di Viterbo, la cui casa è munita di telecamere per cui sono state acquisite anche le immagini. I banditi, in trasferta, avevano raggiunto in taxi l’abitazione della coppia dalla stazione di porta Romana. 


Un arresto della polizia

Un arresto della polizia – Immagine di repertorio


Imputati di truffa pluriaggravata in concorso, tra cui la minorata difesa della vittima, un uomo e due donne, comparsi ieri mattina davanti al gip Rita Cialoni. Tutti italiani, sono un 32enne di Tivoli e con lui una 45enne e una 52enne di Napoli, entrambe plurirecidive. 

La pm Veronica Buonocore, titolare del fascicolo, ha chiesto inoltre che venga effettuata la copia forense dei  cellulari cellulari sequestrati ai tre banditi, che saranno passati al setaccio dagli investigatori a caccia di prove della pianificazione del delitto. 

Circa un’ora prima dell’arresto, alle 10,40 di lunedì 27 aprile, la 66enne è stata contattata sul telefono fisso da un sedicente maresciallo dei carabinieri, che le ha riferito di una rapina con feriti in una gioielleria di Roma e dell’arresto dei banditi, romeni con una Bmw, i quali avevano confessato di avere nascosto la refurtiva nella sua abitazione, chiedendole se avesse preziosi in casa e la loro descrizione.

Il marito, nel frattempo, è stato raggiunto da una chiamata sul cellulare effettuata da uno dei complici e convinto a recarsi presso la stazione carabinieri di via della Pace per sporgere querela onde evitare guai, portando con sé anche il cellulare della moglie.

Intanto a casa, mentre la donna era sempre trattenuta al telefono sul fisso, ha suonato un falso carabiniere, col dire che se non voleva essere accusata di rapina, doveva consegnargli i gioielli che lei aveva tirato fuori dal nascondiglio e appoggiato sul tavolo. 

A quel punto la 66enne, sospettando una truffa, ha approfittato di un momento di distrazione del malvivente, chiudendolo fuori la porta e facendo scattare l’allarme.  Poco dopo la polizia ha individuato i tre arrestati, mentre erano intenti a salire su un taxi, una delle quali corrispondente alla descrizione fornita dalla persona offesa.

Silvana Cortignani


–  “Hanno nascosto i gioielli di una rapina in casa sua”, tentano di truffare un’anziana e in tre finiscono in manette


Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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30 aprile, 2026

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