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Tribunale - Vittima una ventenne, imputato un trentenne - Entrambi erano ricoverati nel reparto psichiatrico della casa di cura

Accusa un altro paziente di abusi in clinica, l’infermiera: “Non c’erano i tempi”

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Viterbo – (sil.co.) – Presunta violenza sessuale in clinica, è ripreso davanti al collegio il delicatissimo caso di una coppia di giovani entrambi ricoverati presso il reparto psichiatrico di una struttura sanitaria del capoluogo.


Violenza - immagine di repertorio

Violenza – Immagine di repertorio


Dopo una “amicizia” nata solo pochi giorni prima, quando lei è stata ricoverata presso la stessa casa di cura, la presunta vittima, una ventenne, ha denunciato l’uomo, un trentenne, per presunti abusi che avrebbe perpetrato ai suoi danni la sera del 28 settembre 2019. L’imputato, difeso dall’avvocato Luigi Sini, non era presente in aula. La parte offesa, parte civile con l’avvocato Domenico Gorziglia. è stata sentita ad aprile dell’anno scorso.

Martedì è stata la volta di due medici e dell’infermiera di turno quella sera. Il medico curante, intervenuto assieme ai genitori, ha parlato di una ragazza che fin da piccola cercava modi per attirare l’attenzione. “Nell’immediatezza non fu precisa e coerente”. ha ammesso. 

“Mi ha portata in camera sua dopo di che mi ha baciato più volte sulla bocca a stampo quindi mi si è messo a cavalcioni sopra, sul suo letto, compiendo atti sessuali che io non volevo”, ha riferito in aula la ventenne. Dopo qualche minuto dalla presunta aggressione, sarebbe riuscita a fuggire nel corridoio del reparto della casa di cura e chiedere aiuto, chiamando il medico curante e i genitori. “La sera stessa sono stata dimessa e sono tornata a casa”, ha proseguito la giovane, ammettendo di avere tentato plurime volte di fuggire dalla struttura durante una settimana e poco più di ricovero.

Plurimi tentativi di fuga confermati dall’infermiera che, come il medico di turno, non ha creduto alla ragazza. “La porta della camera dell’imputato era aperta e io stavo somministrando le terapie, per cui mi muovevo lungo il corridoio. Non c’erano i tempi. Inoltre è vero che avevano legato, ma era più lei cercare lui”.

L’imputato avrebbe ammesso che tra loro c’era stato qualche bacio. “Quando poi la paziente ci ha spiegato la dinamica, è risultato evidente che in quella posizione non poteva avercela messa l’imputato, al che ha fornito altre versioni. Tante versioni, tabti dubbi”. ha proseguito l’infermiera. 

Si torna in aula a dicembre. 


– Violenza sessuale in un reparto psichiatrico, testimonia la vittima


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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25 maggio, 2026

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