Viterbo – Benzinai sfruttati alle pompe Ewa, parla un ex responsabile: “L’addetto di Canepina viveva nel gabbiotto”. È ripreso davanti al giudice Jacopo Rocchi il processo scaturito dall’operazione Petrol Station del 18 giugno 2021, quando finirono agli arresti domiciliari Vincenzo e Charles Salvatore Maria Salzillo, padre e figlio casertani di 68 e 33 anni, gestori di otto pompe di benzina tra il capoluogo e la provincia. indagati dal pm Massimiliano Siddi per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, il cosiddetto ‘caporalato”.
Un distributore Ewa a Viterbo
Tra le 12 vittime su 18 che si sono costituite parte civile, la maggior parte con l’avvocato Carlo Mezzetti, reclutate spesso tra gli stranieri col carrello fuori dei supermercati, figura un solo italiano, mentre gli altri lavoratori sono tutti cittadini extracomunitari con regolare permesso di soggiorno, assunti nei distributori della catena Ewa, secondo l’accusa con contratti part time, ma costretti a lavorare di fatto fino a 12 ore al giorno, per 3 euro l’ora.
In aula un solo testimone, l’italiano di 27 anni che ha lavorato per i Salzillo dal 2018 fino a pochi giorni dopo l’arresto. faceva il “responsabile”. “Prendevo i soldi, passavo in banca, mi occupavo dello scarico del carburante”, ha detto, spiegando di avere lavorato sette giorni su sette, senza pagamento degli straordinari né ferie, per una cifra attorno ai 1500 euro al mese per 10 ore, anche se poi le ore erano di più. Sono stato con loro per circa tre anni perché avevo bisogno di lavorare, per cui ho accettato, poi ho fatto causa col sindacato per recuperare qualche soldo”.
“I benzinai erano tutti di colore, quello di Canepina, non avendo casa in paese, abitava presso la stazione di servizio, dormendo e cucinando nel gabbiotto, stava lì h24, ma non era obbligato, era perché comunque gli orari dei pullman per Viterbo non coincidevano con quelli di lavoro”.
Ha confermato l’esistenza di una “chat di controllo”: “Dovevano inviare delle foto al gruppo Whatsapp per dimostrare di essere al lavoro e se c’era stata qualche mancanza gli venivano decurtati soldi dalla busta paga. Poi c’erano i turni di notte. Ma non so di minacce di licenziamento, anche se qualcuno si lamentava”, ha riferito il 29enne.
“Le indagini sono partite dal distributore in direzione Orte sulla superstrada – ha spiegato durante una delle udienze uno dei poliziotti della mobile – era novembre 2019 e i due dipendenti, entrambi extracomunitari, lamentavano una decurtazione di 200 euro su uno stipendio di 800, col dire loro che c’erano stati degli ammanchi”.
Il processo riprenderà a dicembre.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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