Viterbo – (sil.co.) – È stato assolto ieri con formula piena dal collegio il 49enne viterbese, tossicodipendente e alcolista cronico, accusato di maltrattamenti aggravati in famiglia ai danni della figlia e della compagna, tra gennaio a luglio del 2022. L’episodio che ha posto fine alla lunga relazione della coppia è avvenuto nell’estate di quattro anni fa in pieno centro, a pochi passi da piazza del Comune, quando è finito in ospedale coperto di sangue dopo una caduta dal motorino.
Viterbo – Il pronto soccorso dell’ospedale Santa Rosa
La ex, dopo 18 anni di convivenza e una figlia insieme, lo ha lasciato la mattina che è tornato a casa all’alba tutto insanguinato dopo l’ennesima notte brava senza nemmeno dirle che stava uscendo. Era il 6 luglio 2022. Ha chiamato l’ambulanza, poi si è recata in questura con la figlia quindicenne e lo ha denunciato per maltrattamenti in famiglia. Il 14 luglio il compagno, diventato nel frattempo ex, è stato colpito dalla misura dell’allontanamento.
“Mi sono accorta che non c’era quando ha cominciato a scampanellare senza sosta da sotto. Mi sono affacciata ed era lui, coperto di sangue. Mi ha detto che era caduto dal motorino. A quel punto ho detto basta”, ha spiegato la donna al processo.
Sarebbe uscito da casa alle tre di notte. “Ricordo – si è difeso in aula lo corso 16 marzo – di essere caduto dal motorino e di essermi ritrovato alle 11,30 del mattino nel parcheggio di Belcolle, ma non ricordo altro. Potrei avere avuto un infarto”. “Mai messo le mani addosso alla mia compagna”, ha spiegato ai giudici il 49enne, alcolista e tossicodipendente cronico.
Durante il processo entrambe le presunte vittime hanno per l’appunto dato la colpa delle sue condotte alle dipendenze, “altrimenti persona tranquilla”. L’imputato è difeso dall’avvocato Vania Bracaletti.
Secondo l’accusa, quella sera, avrebbe insultato come sempre la compagna, tirandole una scarpa, perché lei gli aveva negato le chiavi della macchina. Il 4 luglio altra scenata, dandole della puttana – “non capisci un cazzo, sei la rovina della mia vita” – perché gli avrebbe negato i soldi, divincolandosi dalla figlia che difendeva la madre.
In aula l’imputato ha raccontato di una vita segnata da alcol e tossicodipendenza: “Ho cominciato a 18 anni con l’eroina e ci sono andato avanti altri 18 anni, finendo in carcere per furto, rapina e droga”. “Nel 2005 sono entrato in comunità, dove ho conosciuto la mia compagna. Pensavo di essere uscito, invece ci sono ricaduto, alcol e cocaina, che hanno messo in crisi il rapporto. Siamo stati insieme 15-16 anni, i primi 12 bene”, ha tenuto a precisare.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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