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Tribunale - Imputati una coppia e un amico che, dopo la cena preliminare, avrebbero seminato il panico, mettendo in fuga i clienti seminudi

Fuggi fuggi al club per scambisti, chiesti 7 anni e mezzo ciascuno per i tre guastafeste

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Sutri  – (sil.co.) – Fuggi fuggi del primo maggio alla villa per scambisti di Sutri. Ieri il pm Flavio Serracchiani, nel corso di un’udienza fiume terminata solo nel tardo pomeriggio, ha chieste tre condanne a sette anni e mezzo di carcere per ciascuno dei tre imputati di estorsione e danneggiamento in concorso. 


Carabinieri

Sul posto i carabinieri – Immagine di repertorio


Tre guastafeste. Il processo, vista l’ora tarda, è stato rinviato per repliche e camera di consiglio dal collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi. Alla sbarra i tre “guastafeste”, che la sera del primo maggio 2021 hanno mandato a monte la festa per l’inaugurazione post Covid del locale. Imputati una coppia di coniugi e un amico. Il marito, l’unico a farsi interrogare prima della discussione del pm, haprovato a bittarla sulla ricerca di un accordo col gestore del club per scambisti per avere i suoi soldi, negando di sapere che avrebbe trovato una serata da tutto esaurito nel locale.

Mezzi nudi dopo la campanella. Per gli ospiti la “cena” preliminare  è finita in un fuggi fuggi – mezzi nudi, perché erano intenti negli scambi dopo il suono della campanella che aveva già dato il via agli scambi – tra candelabri e bottiglie che volavano, mentre per il gestore si è chiusa con danni, botte e l’addio all’incasso. E l’intervento sul posto dei carabinieri.

Gestore picchiato con una mazza da golf. Secondo l’accusa gli imputati avrebbero cacciato gli ospiti, picchiando il titolare e rapinando quattromila euro dalla cassa del locale, una lussuosa dimora dotata di ristorante e camere in quel di Sutri. Il terzetto è finito a giudizio davanti al collegio del tribunale di Viterbo che il 26 ottobre 2022, alla prima udienza dibattimentale, ha ascoltato per ore la presunta vittima, il titolare del club per scambisti, che si è costituito parte civile contro gli imputati, con cui in precedenza era stato in affari.

“Ti cemento dentro una botte”. Dietro la vicenda un contenzioso di natura economica tra imputati e parte offesa, dal quale sarebbero scaturiti diversi procedimenti civili.  Il titolare del locale, la sera del primo maggio di cinque anni fa, sarebbe stato minacciato con una mazza da golf da uno degli imputati: “Dacci i soldi, altrimenti ti metto dentro una botte e ti cemento”. 

Luci soffuse addio. “Fin da subito, insistendo con me per avere il denaro, hanno cominciato a disturbare gli ospiti – ha raccontato in tribunale – accendendo le luci che dovevano restare soffuse per rendere accogliente l’ambiente. Poi la donna ha fatto una scenata, cacciando gli ospiti dal locale. Il marito mi ha detto ‘Dacci i soldi, altrimenti ti metto dentro una botte e ti cemento’, brandendo contro di me una mazza da golf, mi ha sferrato un pugno sul naso e costretto a dargli i soldi della cassa, che poi ha passato all’altro”.

Bottiglieria in frantumi. “Lei – ha proseguito – si è avventata su uno dei grossi candelabri ornamentali della sala e lo ha scagliato sul bancone del bar, hanno rotto le bottiglie, uno sgabello d’artista e quadri altrettanto preziosi, il vetro della porta d’ingresso, messo tutto sottosopra, continuando a inveire e minacciarmi davanti al personale e alla mia compagna”, ha proseguito.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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26 maggio, 2026

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