Monterosi – La palestra Next ha riaperto mercoledì 8 luglio, dopo oltre due mesi dall’incendio doloso che il 26 aprile aveva devastato parte della struttura.
Di aver appiccato il fuoco è accusato un 28enne siriano, frequentatore della palestra, indicato come il presunto responsabile anche della distruzione di locali, attrezzature e spazi destinati agli allenamenti.
L’annuncio della riapertura era stato pubblicato sulla pagina Facebook ufficiale della palestra con un messaggio dedicato alla ripartenza e ai mesi difficili seguiti al rogo.
“Ci sono porte che, quando si richiudono, fanno paura. E poi ci sono porte che, quando si riaprono, hanno un significato completamente diverso”, si legge nel post.
La palestra di Giovanni De Carolis era stata gravemente danneggiata dall’incendio, che aveva reso inagibile il secondo piano e colpito anche attrezzature e ambienti della sala pesi.
“Il 26 aprile pensavamo di aver perso tutto. In questi mesi abbiamo scoperto che l’anima della Next non era fatta di muri, ma delle persone che ogni giorno continuavano a crederci”, prosegue il messaggio.
La riapertura dell’8 luglio è stata presentata come una nuova partenza, dopo il lavoro necessario per rendere nuovamente utilizzabile la struttura.
“Non è ancora il traguardo. È un nuovo inizio”, aveva scritto la palestra, ringraziando quanti erano rimasti vicini alla Next durante i mesi successivi all’incendio.
“Grazie a chi ci è stato vicino, a chi ha aspettato con pazienza, a chi non ha mai smesso di sentirsi parte di questa famiglia. Vi aspettiamo in palestra. Ripartiamo. Insieme”, si conclude il post.
La riapertura segna così il ritorno all’attività della struttura dopo una vicenda che aveva suscitato forte attenzione e una mobilitazione a sostegno della palestra e del suo personale.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana, secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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