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Tribunale - Morto di infarto dopo le dimissioni - Assieme a un collega è imputata di omicidio colposo - Vittima un 72enne cardiopatico di Tarquinia trasferito all'ospedale Santa Rosa

Cardiologa si difende: “Coronarografia impossibile e pure effettuare un’angioplastica”

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Viterbo - Giuliano Migliorati

Viterbo – Il difensore Giuliano Migliorati

Viterbo –  (sil.co.) – “La  coronarografia non si sarebbe potuta fare e soprattutto non era possibile effettuare una angioplastica”.  È ripreso ieri pomeriggio davanti al giudice Ilaria Inghilleri, con l’esame della cardiologa del Santa Rosa imputata di omicidio colposo in concorso con un collega, il processo per la morte di un paziente di 72 anni di Tarquinia.

L’uomo, cardiopatico, è deceduto il 3 febbraio 2021 in seguito a un infarto fulminante avvenuto subito dopo essere stato dimesso dall’ospedale e aver varcato la soglia di casa. 

Lo scorso 12 ottobre il giudice ha ascoltato la versione del primo dei due medici finiti alla sbarra, un cardiologo 63enne, difeso dal legale Alfredo Perugi. Ieri è stata la volta della coimputata, una dottoressa 50enne, difesa dall’avvocato Giuliano Migliorati. Parte civile una familiare della vittima, assistita dall’avvocato Fabio Viglione del foro di Roma.

La dottoressa ha chiarito come, secondo il suo punto di vista,  “la coronarografia non si sarebbe potuta fare e soprattutto non era possibile effettuare una angioplastica in quanto la coronaria era talmente ipoplasica, cioè di ridotta entità, che non sarebbe stato possibile inserire lo stent”. Aspetto che è stato confermato anche da uno dei due consulenti della procura, il professor Massimo Delfino, quando un anno fa è stato ascoltato in tribunale.

“Si trattava di un paziente cardiopatico cui era stato già applicato in passato uno stent, era inoltre obeso e diabetico, e i diabetici hanno poco dolore al torace per cui possono possono risultare falsi asintomatici”, aveva detto in aula Delfino,  medico interista che ha effettuato l’autopsia con la dottoressa Benedatta Baldari. 

“Non è detto – ha sottolineato il medico – che una coronarografia sarebbe stata salvifica, ma si tratta di un esame diagnostico, che avrebbe consentito, non essendo ovvia la diagnosi, di rilevare le cause dell’errata attribuzione del dolore all’artrosi. Soprattutto a fronte di un aumento costante dei valori della troponina”. 

Il processo proseguirà con l’ascolto dei  testimoni della difesa.


Articoli: Paziente morto d’infarto dopo le dimissioni, si difende in aula uno dei due cardiologi – Paziente morto d’infarto non appena dimesso, dolori attribuiti all’artrosi – Paziente cardiopatico muore di infarto appena dimesso, due cardiologi alla sbarra


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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23 ottobre, 2026

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