Viterbo – (sil.co.) – Minacce di morte e intimidazioni nei confronti della ex che sarebbero andate avanti dal mese di novembre 2025 fino al 4 gennaio 2026. Denunciato a Capodanno, giovedì è stato condannato in primo grado a sei mesi di reclusione dal giudice Carol Ruggiero.
Violenza – immagine di repertorio
Vittima una 32enne. Imputato di minacce gravi un 37enne d’origine romena, difeso dall’avvocato Luca Ragonesi che ha ottenuto la riqualificazione del reato in minaccia semplice, per cui l’accusa aveva chiesto la condanna a un anno di carcere. Presunta vittima una connazionale di 32 anni.
Perseguitata fino a Capodanno. L’incubo sarebbe iniziato lo scorso autunno, sfociando in una scia di minacce e intimidazioni continue che hanno avuto culmine nella querela sporta subito dopo Capodanno, quando è finita ricoverata all’ospedale Santa Rosa.
Sostegno da Demetra. La 32enne, parte civile con l’avvocato Dominga Martines, ha chiesto aiuto al centro antiviolenza Demetra. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, il 37enne avrebbe attuato un medesimo disegno criminoso ai danni della compagna.
Processo lampo. A seguito degli accertamenti successivi alla querela, nei confronti del 37enne è stata disposta la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare e accolta la richiesta di giudizio immediato della procura, pm Michele Adragna.
Blitz sul posto di lavoro Il 20 novembre dell’anno scorso, durante un violento litigio, l’uomo l’aveva minacciata esplicitamente dicendole che l’avrebbe ammazzata. A fine novembre, si sarebbe invece presentato al bar luogo di lavoro della donna, minacciando di “fare un casino” e di “spaccare tutto il bar”. Episodi ritenuti dal giudice penale materia da giudice di pace.
Urla sotto casa, Il 4 gennaio, all’interno dell’abitazione di coppia, l’imputato avrebbe ripreso le intimidazioni proferendo frasi del tipo “se ti do un pugno, non ti rialzi”, per poi urlare dal balcone insulti in lingua romena e minacce di morte indirizzate sia alla donna sia al cugino e ai familiari della vittima.
Messaggi WhatsApp. Sempre nella stessa giornata del 4 gennaio, mentre la donna si trovava al nosocomio di Viterbo, l’uomo le avrebbe inviato messaggi, minacciandola di morte e affermando che “tutti leggeranno la sua storia”.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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