Viterbo – (sil.co.) – Pestaggio con l’aggravante dell’odio razziale al Sacrario, è slittata a giugno l’udienza preliminare in programma giovedì davanti al giudice Giacomo Autizi a carico del ventenne viterbese unico imputato per cui la procura ha potuto chiedere il rinvio a giudizio.
È l’aggressione a sfondo razziale avvenuta la primavera di due anni fa in pieno centro a Viterbo. Imputato un ventenne del capoluogo, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, per il quale la procura ha chiesto il rinvio a giudizio, contestando oltre alle lesioni personali aggravate anche l’aggravante dell’odio razziale.
Si tratta dell’unico identificato di un gruppo di quattro ragazzi che il pomeriggio del 5 maggio 2022 hanno pestato a sangue un quarantenne senegalese, padre di un bambino cui circa un mese prima avevano bucato il pallone con cui stava giocando a Valle Faul.
Viterbo – La polizia al Sacrario – Immagine di repertorio
Pronto a costituirsi parte civile con l’avvocato Carlo Mezzetti il quarantenne Khadime Niang, portato in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle dove è stato medicato con una prognosi di trenta giorni, avendo riportato lesioni al volto e la frattura di una costola. Mentre veniva picchiato dal branco, Khadime Niang, un operaio che lavora da anni a Viterbo, dal carattere mite, benvoluto da tutti, noto in città col soprannome di Bamba, sarebbe stato a sua volta insultato con frasi a sfondo razzista.
Sarebbero stati in quattro. Gli altri tre, dopo il feroce pestaggio, si sarebbero dati alla fuga, inseguiti dalla stessa vittima fino a via dell’Orologio Vecchio, dove sono riusciti a far perdere le loro tracce. Tutto per una pallonata. Come detto, circa un mese prima della feroce aggressione il figlio del quarantenne, un bambino delle elementari, a un certo punto sarebbe salito al Sacrario correndo in lacrime dal padre dicendogli che gli avevano rotto il pallone e lo avevano anche insultato con frasi come “figlio di troia” e “negro del cazzo”.
Il padre sarebbe allora sceso a Valle Faul, trovando il gruppo di ragazzi ai quali avrebbe chiesto spiegazioni in merito all’accaduto. Passati alcuni giorni, attorno alle 17,30 del 5 maggio del 2022, Bamba – che pare stesse fumando una sigaretta appoggiato al muro di una via del centro storico a ridosso del Sacrario – avrebbe nuovamente incrociato il capetto del gruppo di Valle Faul, assieme ad altre tre persone. Appena si sono visti, il “capetto” avrebbe nuovamente insultato il quarantenne, che a sua volta avrebbe di nuovo chiesto spiegazioni. A quel punto uno dei quattro gli avrebbe sferrato un colpo in testa, buttandolo a terra con tutti che lo prendevano a calci.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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