Monterosi – (sil.co.) – Investimenti in orologi e preziosi, tra le vittime una novantenne che ha “smarrito” 250mila euro. Avrebbe dovuto recuperare il capitale e guadagnarne altri 100mila in tre mesi. Invece alla fine è riuscita a riavere indietro soltanto 25mila euro. Testimone il figlio dell’anziana.
Monterosi – L’operazione di polizia e guardia di finanza
È ripreso ieri davanti al collegio del tribunale di Viterbo il processo per truffa aggravata all’imprenditore 45enne originario di Bracciano ma da anni residente a Monterosi Riccardo Radicchi, alla moglie, ai suoceri e a sei presunti complici. Radicchi, detenuto per altra causa da oltre due anni nel carcere di Velletri, ha partecipato all’udienza in collegamento video dal penitenziario laziale.
Dieci gli imputati, dieci le persone offese che si sono costituite parte civile, tra i quali un’anziana di 93 anni e un uomo ultraottantenne, per i quali è stata accolta la richiesta di far testimoniare al loro posto i figli, a conoscenza degli investimenti fatti dai genitori, che loro stessi avevano caldeggiato fidandosi di chi li aveva proposti. Tra i reati contestati a vario titolo agli imputati, oltre a una maxi truffa da tre milioni di euro, anche l’evasione fiscale per oltre 800mila euro e il riciclaggio.
Radicchi, considerato un collaboratore dei clan malavitosi romani, è noto alle cronache perché a febbraio 2020, mentre stava esplodendo la pandemia di coronavirus, nel corso di un’operazione congiunta di polizia e finanza, furono messi i sigilli a una serie di beni mobili e immobili per un valore da capogiro. Rolex d’oro, soldi, gioielli, auto e una villa di lusso per oltre tre milioni di euro.
“Mi fu prospettato un grosso investimento in una società con sede a Viterbo, un’associazione in partecipazione nella vendita di orologi e gioielli, da parte di uno degli imputati, con cui avevo già fatto in precedenza un investimento in immobili che era andato bene. Mi disse ‘fidati, è sicuro al cento per cento, c’è la fideiussione’. Così mia madre fece due bonifici bancari per 250mila euro, col dire che dopo tre mesi, oltre a recuperare il capitale, avremmo avuto 100mila euro”, ha spiegato alla pm Eliana Dolce il figlio 45enne dell’anziana di 93 anni.
“Era febbraio 2018 e dopo tre mesi non abbiamo avuto né gli interessi, né il capitale – ha proseguito – quindi a fine primavera, inizio estate ci ha contattati telefonicamente Riccardo Radicchi, per rassicurarci e scusarsi del ritardo, promettendo in cambio una somma maggiore, giustificandosi assieme a colui che mi aveva proposto l’investimento col dire che era colpa di uno dei soci. Sono anche venuto a casa sua a Monterosi, mi ha presentato i familiari e portato a pranzo fuori, rilasciandomi due assegni per il recupero del capitale. L’unica somma che sono riuscito a recuperare ammonta a 25mila euro”.
Lo scorso autunno erano state ascoltate le prime quattro persone offese, che tra il 2017 e il 2018 hanno perso somme per decine di migliaia di euro. Le presunte vittime avrebbero “smarrito” somme tra 25mila, 50mila e 450mila euro. Tutti avrebbero incontrato Radicchi, alla presenza dei familiari, nella sua casa di Monterosi, il quale li avrebbe tranquillizzati dicendo che andava tutto bene, scaricando su altri imputati la causa dei ritardi nei bonifici e consigliando a una delle parti offese di trasferire gli investimenti su una società bulgara.
Una delle vittime, in particolare, con artifizi e raggiri, sarebbe stata convinta a sottoscrivere un contratto di associazione in partecipazione per 60mila euro, attraverso la consegna di due orologi Vacheron Constantin (uno in oro, scheletrato con diamanti e rubini ed altro in oro scheletrato con diamanti), prospettando un utile mensile del 5% a partire da 60 giorni dal deposito dei capitali e promettendo falsamente che la somma di 20mila euro le sarebbe stata subito erogata a mezzo bonifico, inducendola in errore sull’affidabilità dell’investimento, così ottenendo ingiusto profitto.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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