Viterbo – (sil.co.) – Chiede di essere giudicato con il rito abbreviato, che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena, l’ultimo arrestato del terzetto che a gennaio dell’anno scorso picchiò a sangue un carabiniere in discoteca.
Il processo col rito ordinario per gli altri due si è aperto ieri mattina davanti al collegio del tribunale di Viterbo, mentre per il “terzo uomo” gli atti sono stati rinviati al gip, competente dopo l’accoglimento della richiesta di giudizio immediato. La vittima intanto si è costituita parte civile con l’avvocato Paolo Delle Monache.
Si tratta dei tre ventenni che la notte tra il 28 e il 29 gennaio dell’anno scorso picchiarono a sangue un giovane carabiniere in una discoteca di Caprarola. Movente, l’ex ragazza minorenne di uno degli aggressori. Due sono stati arrestati a giugno 2023, mentre il terzo, resosi latitante, è stato bloccato in Lussemburgo ed estradato in Italia lo scorso 4 marzo.
Per quel feroce pestaggio, sfociato in 40 giorni di prognosi per un allievo maresciallo dell’arma, oggi 23enne, il successivo 13 giugno furono arrestati dalla squadra mobile due ventenni di Manziana, mentre il terzo componente della banda, anche lui ventenne, d’origine lituana, che si era reso latitante all’estero, è stato bloccato un mese fa in virtù del mandato di arresto europeo ottenuto dalla procura della repubblica di Viterbo e condotto agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Monterotondo.
Il terzetto, secondo l’accusa, a suon di botte in faccia, avrebbe spezzato due denti al 24enne, fratturandogli anche il naso, con una prognosi di 40 giorni, dopo averlo derubato del telefono cellulare e del portafogli.
Il tutto per una ragazza minorenne, ex fidanzata di uno degli arrestati, che quella sera avrebbe familiarizzato con il militare, in abiti civili in quanto fuori servizio e anche lui semplice avventore del locale, scatenando la reazione del ventenne che, avendo sorpreso la coppia a scambiarsi effusioni, si sarebbe scagliato contro il rivale col supporto dell’amico.
Secondo quanto appurato dagli investigatori, dopo avere scoperto dal tesserino dell’arma custodito all’interno del portafoglio che il rivale appena ridotto a una maschera di sangue era un carabiniere, avrebbe cominciato a chiedere ripetutamente alla ex se l’avesse stuprata, “facendo divenire la versione univoca dei fatti quella di una spedizione punitiva in difesa della minore”, come si legge nella nota della questura relativa al duplice arresto.
Alla polizia è però bastato visionare le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza del locale e ascoltare i numerosi testimoni per escludere in breve l’ipotesi della violenza sessuale. Oltre al danno, la beffa. Analizzando gli smartphone degli arrestati e anche quello della minorenne, sono emerse conversazioni in cui il brutale pestaggio veniva commentato con affermazioni di esultanza per aver picchiato un appartenente alle forze dell’ordine.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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