Viterbo – ( sil.co.) – Narcotraffico, era da tre anni detenuto a Mammagialla l’ultimo boss dell’ex banda della Magliana.
Marcello Colafigli da Poggio Mirteto, oggi settantenne, è stato raggiunto nella casa circondariale di Viterbo dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere del gip del tribunale di Roma.
Dal 2019 al 2020 era in regime di semilibertà, presso una cooperativa agricola, poi è tornato dietro le sbarre, “per essersi accompagnato in più occasioni a soggetti pregiudicati”, prima nel carcere di Vasto e poi a Viterbo.
La cassazione, confermando la più dura delle misure cautelari, l’anno scorso ha “escluso la fondatezza della deduzione difensiva secondo cui il condannato non conosceva le persone con cui fu sorpreso e, quindi; ha sostanzialmente superato l’obiezione della mancata prova che fosse consapevole dei precedenti a carico dei soggetti con i quali si intrattenne”.
In carcere, rimanendo nel Viterbese, è finito anche Naser Xhylani, il 55enne kosovaro domiciliato a Carbognano. Agli arresti domiciliari il cinquantenne di Ronciglione Mauro Fioravanti e il cugino 67enne Salvatore Princigalli di Rignano Flaminio, con cui avrebbe dovuto “agevolare” l’acquisto di 30 chili di cocaina dai narcos colombiani, che sarebbe dovuta arrivare in Italia sbarcando al porto di Napoli per circa 200mila euro.
Metà della somma sarebbe stata “trattenuta” da Fioravanti, parte sul suo conto e parte su quello della società di una yogurteria che aveva a Roma, suscitando le ire della banda, decisa a fargli “molto male” dopo il recupero dei soldi. Motivo per cui il cinquantenne avrebbe chiesto aiuto ai carabinieri.
Colafigli, secondo l’accusa, avrebbe capeggiato un gruppo dedito al narcotraffico e collegato alle mafie, nei confronti del quale sono state spiccate 28 misure cautelari.
Le indagini, avviate dai carabinieri del nucleo Investigativo di Roma e dirette dalla Dda di Roma nel giugno 2020, hanno permesso di raccogliere gravi elementi indiziari in ordine all’esistenza di un sodalizio criminale, con base logistica nella capitale e operativo nell’area della Magliana e sul litorale laziale.
Colafigli, mentre era in regime di semilibertà, sarebbe riuscito a pianificare cessioni e acquisti di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti dall’estero (Spagna e Colombia), mantenendo rapporti con esponenti della ‘ndrangheta, della camorra, della mafia foggiana e con albanesi inseriti in un cartello narcos sudamericano.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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