Viterbo – Oltre a romperle un dito l’aveva anche chiusa a chiave in casa. Per questo è accusato anche di sequestro di persona il 49enne viterbese sottoposto dallo scorso 20 aprile al divieto di avvicinamento alla sua ex, rafforzato dal 31 luglio dall’ulteriore misura cautelare del braccialetto elettronico.
Nel frattempo la pm Paola Conti già a fine maggio ha chiuso le indagini condotte dalla squadra mobile, ottenendo a fine giugno dal gip Giacomo Autizi il via libera al giudizio immediato – alla luce dell’evidenza delle prove – con l’accusa di lesioni personali, violenza privata e per l’appunto sequestro di persona. Il processo, che si svolgerà quindi senza il filtro dell’udienza preliminare, comincerà a marzo davanti al giudice monocratico Daniela Rispoli del tribunale di Viterbo.
Si procederà col rito ordinario, dal momento che l’imputato non ha chiesto riti alternativi. Pronta a costituirsi parte civile la vittima, una 45enne, anche lei di Viterbo. Che tra l’altro non sarebbe l’unica. A carico del 49enne sarebbe infatti in corso un altro procedimento per fatti analoghi, ma con una diversa parte offesa.
La situazione. che andrebbe avanti dal 2021, sarebbe precipitata lo scorso 30 marzo quando l’ex convivente si sarebbe recata a casa del 49enne, rifiutandosi di consegnargli il proprio cellulare, al che l’imputato l’avrebbe afferrata per la tracolla della borsa e strattonata fino a farla sbattere contro il muro, dopo di che l’avrebbe afferrata con violenza alla mano destra spezzandole un dito, ribadendole che non l’avrebbe fatta uscire e che le avrebbe rotto anche le altre dita della mano.
Mentre la donna cercava di guadagnare la porta per andarsene, l’ex avrebbe fatto in tempo a chiudere a chiave la serratura, urlandole: “Tu non esci da qui finché non mi dici il nome di chi ti ha detto questa cosa”. Non contento, dopo che la donna si era seduta sul divano, l’avrebbe nuovamente afferrata con forza, stavolta per l’alluce del piede, torcendoglielo e tentando di pestarle i piedi.
L’avrebbe quindi presa per i capelli e fatto abbassare la testa, minacciandola: “Io quella non la sono potuta andare a cercare, ma a te li vengo a cercare e ti ammazzo e ammazzo anche tutta la tua famiglia”. La 45enne sarebbe stata liberata solo dopo che l’imputato l’aveva costretta a rivelargli il nome della persona che le aveva riferito cose relative alla sua vita privata.
La vittima, costretta a ricorrere alle cure dei sanitari del pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, ha riportato una prognosi di 15 giorni in seguito alla frattura composta della falange prossimale del quarto dito della mano destra.
Silvana Cortignani
– Allontanato dalla ex per averle rotto un dito, per un 49enne viterbese scatta anche il braccialetto
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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