Nei giorni scorsi Rossi è stato colpito da un infarto e operato d’urgenza all’ospedale di Belcolle.
“Dedico il mio primo trasporto – dice poi Aspromonte – a Sandro Rossi, a tutti i viterbesi, tutti i facchini e a tutta la mia famiglia”.
Luigi Aspromonte
Appena ricevuta l’investitura, ha detto che non sarà il capofacchino. “Il capofacchino è Sandro Rossi, il grande capofacchino. Purtroppo il destino ha scombinato i piani per quest’anno. E ho chiesto la fiducia ddi tutti i facchini. Io non sarò il capofacchino 2024, ma uno dei facchini che avrà la guida della macchina insieme a loro”.
Quindi ha chiesto l’investitura ufficiale di tutti i facchini? “In via istituzionale è il consiglio del Sodalizio che nomina chi porterà la macchina. Ma non mi è bastato. Ho voluto la fiducia incondizionata di tutti i facchini”.
Che ruolo aveva sotto la Macchina con il capofacchino Rossi? “Ho smesso nel 2017 da ciuffo e sono diventato guida sul lato destro della Macchina. Conosco bene il percorso e le difficoltà”.
Quando Sandro Rossi si è sentito male, si è subito pensato a lei come suo successore naturale. Si stava già preparando per questo ruolo in vista della fine del mandato di Rossi? “In prospettiva sì, c’era questa volontà. Però non avrei mai voluto fare una cosa del genere sulla salute di una persona e di un facchino. Mi dispiace moltissimo, ma la Macchina deve passare e la città si aspetta un ottimo trasporto”.
Come ha appreso la notizia di Sandro Rossi? “L’ho appresa dal medico del Sodalizio che ci ha avvisato che lo stavano portando all’ospedale”.
La prima cosa che ha pensato? “Mi è crollato il mondo addosso. Con Sandro ho anche un rapporto lavorativo e un’amicizia trentennale. Prima di mettere a fuoco tutto sono passate delle ore”.
Poi avrà pensato che sarebbe toccata a lei la prima uscita di Dies Natalis. “Subito così, no. Abbiamo aspettato, anche se l’organizzazione del trasporto si deve subito mettere in movimento. Poi il presidente Massimo Mecarini mi ha chiamato e mi ha detto che era giunta l’ora”.
Luigi Aspromonte con Massimo Mecarini
Quali sono le cose che le danno più pensiero in vista del trasporto del 3 settembre? “È il primo anno di una nuova Macchina. E ogni nuova Macchina presenta incognite e insidie. Abbiamo tuttavia fatto la prova del traliccio che, anche se non corrisponde mai alla verità del trasporto, Dies Natalis risponde benissimo, i punti li sappiamo, li abbiamo studiati e tutto è andato come doveva andare. Poi è sempre una bella responsabilità. Comunque, per ora, posso dire che il trasporto non mi preoccupa. Ho dietro di me una formazione fortissima, una squadra compatta che mi sosterrà e io sosterrò loro. Sono sicuro che faremo un buon trasporto”.
Sandro Rossi aveva indicato il tratto di via Garibaldi-via Cavour come uno dei tratti più difficili, perché in discesa. “In via Garibaldi vedremo subito se ci sono problemi. Va detto comunque che il baricentro è giusto. Non penso che ci saranno problemi”.
A chi dedicherà questo suo primo trasporto alla guida della formazione dei facchini? “Lo dedico a Sandro Rossi”.
La seconda dedica? “La seconda dedica a tutti i viterbesi, tutti i facchini e a tutta la mia famiglia”.
Santa Rosa – Facchini – La prova generale
Emozioni? “Non ci sono ancora emozioni particolari. Ma man mano che il trasporto si avvicina, l’emozione inizia a farsi sentire. Non è facile a 200 facchini”.
Che cosa significa per un facchino diventare capofacchino? “Ho fatto tutta la trafila sotto la Macchina: corde, leve, aggiuntive, fissa e poi 20 il ciuffo in prima fila. Poi ho fatto spazio ai giovani, lasciando il posto a 51 anni diventando guida. Da lì, l’ultimo step è il capofacchino. Per lasciare di nuovo spazio a un altro più giovane”.