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Viterbo - Il primo trasporto della nuova macchina di Santa Rosa portato egregiamente a termine da facchini e capotrasporto Aspromonte che hanno dovuto fare i conti con alcune difficoltà a cominciare dal peso - FOTOCRONACA E VIDEO
Un trasporto che ha tenuto con gli occhi all’insù e col cuore verso il basso, accanto ai facchini che lo hanno portato a compimento, con uno sforzo notevole, gettando il cuore oltre l’ostacolo. Con Luigi Aspromonte chiamato a sostituire Sandro Rossi. Il capotrasporto per il capofacchino.
Impegno, volontà, passione per far arrivare a casa Rosa. Impresa riuscita, con la macchina che al suo primo passaggio ha tenuto in un paio d’occasioni col fiato sospeso. Quando al corso un candeliere ha toccato contro una grondaia e poco prima, verso il Suffragio un nuovo contatto. In due punti particolarmente delicati, per via degli spazi molto limitati per tutte le macchine, Dies Natalis in particolare.
La nuova macchina avanza, in più punti Aspromonte deve frenare, invitando i facchini a rallentare. Lo sforzo è incredibile, Dies Natalis pesa sulle spalle dei facchini, qualcuno lo fa notare. Che pesi un po’ lo ammette anche Aspromonte alla fine. È il primo anno.
Comunque, Dies Natalis illumina una città che è rimasta sveglia dalla scorsa notte. Col fiato sospeso, fino all’ultimo. Lungo la salita, un facchino scivola e cade fra i suoi colleghi. Prontezza e nervi saldi, passo mantenuto.
Una volta poggiata, festa liberatoria dei facchini e della loro guida. Riconoscente. “Mille grazie – dice Aspromonte rivolgendosi ai facchini – sono fiero di voi, avete dato tutto. Abbiamo dimostrato a Sandro Rossi e a Sandro Gemini che abbiamo appreso i loro insegnamenti”.
Santa Rosa – L’arrivo di Dies Natalis – Aspromonte
Poi, una dedica particolare: “Al mio amico Baffino, me lo aveva detto che un giorno avrei portato la macchina”.
Due lunghe intense ore, dal sollevate e fermi a San Sisto. Denso d’attesa. Preceduto dall’intervento della sindaca Chiara Frontini. Dalla piazza arrivano fischi, non si ferma e va avanti.
La benedizione e le parole del vescovo Piazza e poi la partenza verso via Cavour. Primo tratto che scorre veloce, in discesa il capotrasporto deve frenare, invitando a rallentare.
Durante la prima sosta a piazza Fontana Grande un facchino viene sostituito. La pausa per riprendere fiato e piazza del Comune è già all’orizzonte.
Santa Rosa – Vincenzo Fiorillo aiuta a montare le corde su Dies Natalis
Le girate, per ricordare i facchini che non ci sono più e personalità che durante l’anno sono scomparse. Di fronte a palazzo dei Priori la sosta è solitamente più lunga.
Stavolta anche per la caduta di un intonaco da un balconcino a Corso Italia, non lontano dal Suffragio. Arrivano i pompieri sul posto, con le forze dell’ordine e la sicurezza. Un ragazzo che si trovava sotto è rimasto ferito in modo non serio. La situazione si risolve e Dies Natalis può ripartire, attraverso via Roma e fino a piazza delle Erbe.
Qui, un ragazzino accusa un malore, intervento dei sanitari. Si riprende senza problemi.
Verso il Suffragio inizia la parte più complessa del trasporto, gli spazi si restringono, c’è un lieve contatto. Si ripeterà più avanti. Un candelabro contro una grondaia. Ma le distanze in quei punti si misurano in centimetri.
Santa Rosa – Facchini a San Sisto
Piazza del Teatro accoglie con applausi, cori e grida, facchini e Dies Natalis.
Ci si prepara per l’ultimo tratto. Arrivano le corde e pure il costruttore Vincenzo Fiorillo aiuta a montarle.
La salita mette a dura prova i facchini, la fatica accumulata e l’incidente per fortuna senza conseguenze, anche per la persona caduta. La stanchezza si fa sentire anche nella voce di Aspromonte, ma su tutto vince la forza e la dedizione. Santa Rosa è tornata a casa.