Nepi – Sangue ovunque nella macelleria-tabaccheria-pastificio di Nepi dopo il tentato colpo del 29 agosto 2023.
Colpo per cui ieri il pluripregiudicato 31enne Angelo Gentili di Civita Castellana è stato condannato a 12 anni di carcere e 25mila euro si provvisionale alla vittima Giancarlo Pallotti, il titolare 61enne che per poco non si è trovato la testa sfondata dalle coltellate sferrate dall’imputato. Il collegio presieduto dal giudice Francesco Oddi ha inoltre disposto un risarcimento da quantificare in sede civile.
Secondo la pm Paola Conti, che ha ottenuto la condanna di Gentili per tentata rapina e tentato omicidio pluriaggravati, a scatenare la reazione del rapinatore mascherato sarebbe stato il no secco del macellaio alla richiesta di denaro. Quel “non ti do un cazzo” che avrebbe prima spinto il trentenne, andato apposta da Civita Castellana a Nepi per mettere segno il colpo, a reiterare la richiesta “dammi i soldi e me ne vado” e poi ad afferrare il coltello da fettina dal ceppo sul bancone, puntando al volto e alla testa della parte offesa.
Come è noto, Pallotti si è difeso afferrando a sua volta una mannaretta dallo stesso ceppo, ovvero un coltello per spezzare le ossa degli animali, con cui ha tranciato le famose tre dita della mano sinistra dell’imputato. Secondo il difensore Walter Pella sarebbe stato il macellaio per primo a usare il coltello. Non secondo la pm Conti e il legale di parte civile Francesco Massatani.
“Due medici legali sono giunti alla stessa conclusione, la dottoressa Rosati per la procura e il dottor Lanzetti per la parte offesa, ovvero che Pallotti poteva morire. I fendenti potevano avergli sfondato il cranio e reciso la giugulare. E ha riportato uno sfregio al volto che non se ne andrà più via”, ha sottolineato nella sua requisitoria la pm Conti, chiedendo e ottenendo in primo grado la condanna a 12 anni sia per tentata rapina che per tentato omicidio, entrambi pluriaggravati.
Gentili, anche se la sentenza non è ancora definitiva e la difesa è pronta all’appello, nel frattempo resterà in carcere, da dove era uscito appena sette mesi prima della rapina e dove è tornato nuovamente ormai da oltre un anno.
“E stato un crimine premeditato e di una violenza inaudita, come non se ne vedono nella nostra provincia”, ha sottolineato l’avvocato Massatani.
“Le telecamere ci dicono che Gentili è andato dritto dritto, in orario di apertura, alla macelleria-tabaccheria-pastificio del mio assistito; aveva con sé il passamontagna ricavato dalla manica di una tuta per travisarsi il volto, quindi sapeva che dentro avrebbe trovato qualcuno; aveva alterato la targa della macchina del padre perché non fosse riconoscibile; non si è fermato alla cassa che sta all’ingresso, ma ha proseguito dietro il bancone… certo non era andato per commettere un furto… senza contare che ha sferrato le coltellate, almeno tre coltellate, a testa e collo, che pure i bambini sanno contenere organi vitali, come il cervello e la giugulare”, ha proseguito.
“Sulla scena del crimine un lago di sangue terrificante, con Pallotti che all’arrivo dei carabinieri grondava talmente tanto sangue dal viso e dal capo che per chiamare il 112 ha dovuto pulire più volte lo schermo del cellulare perché non lo vedeva, inzuppato come era del suo sangue che cadeva copioso dalla faccia… solo per avere detto all’imputato ‘non ti do un cazzo’. Si tratta di un fatto di una gravità assoluta per la nostra provincia”.
Silvana Cortignani
– Colpo in macelleria, 12 anni al rapinatore e 25mila euro alla vittima
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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