Viterbo – Alcol, droga e sesso a tre. È finita male la notte all’insegna della trasgressione di una 26enne del capoluogo, violentata e minacciata di revenge porn a distanza di due giorni da parte di uno dei due giovani con cui aveva trascorso la serata del 28 febbraio 2024.
Carabinieri e ambulanza – Immagine di repertorio
La notte del 2 marzo, dopo essersi dati appuntamento in una discoteca di Viterbo, la ragazza è andata a casa di lui, che avrebbe preteso di fare sesso nonostante il suo rifiuto, picchiandola e minacciandola con dei video girati a sua insaputa la volta precedente: “Li pubblico e li mostro ai tuoi genitori”.
“A quel punto ho chiamato i carabinieri”, ha raccontato ieri la vittima, parte civile con l’avvocato Luigi Mancini, al processo col giudizio immediato in cui è imputato un 28enne, difeso dall’avvocato Federica Ambrogi. La 26enne, ricorsa alle cure dei sanitari del pronto soccorso dell’ospedale, è stata dimessa dal Santa Rosa con una prognosi di 20 giorni. L’imputato, in seguito all’aggravamento della misura, è finito a Rebibbia, dove è tuttora detenuto, lo scorso 9 aprile.
Lo scorso 26 novembre è stato sentito il perito informatico Marcello Ercolani, nominato dal collegio su richiesta della difesa, allo scopo di passare al setaccio i contenuti dello smartphone dell’imputato sotto sequestro da marzo. Ieri è stata la volta della parte offesa e di tre carabinieri, due dei quali l’hanno soccorsa e affidata alle cure del 118 la mattina del 2 marzo dell’anno scorso.
“Due giorni prima, la sera del 28 febbraio, me lo aveva presentato un amico, con cui ci eravamo incontrati in un bar e con loro sono andata a casa dell’imputato, dove abbiamo bevuto, assunto cocaina e poi fatto sesso a tre, fino a quando non sono diventati violenti e gli ho detto basta. Hanno smesso, ma io non mi ero accorta che avessero girato un video”, ha spiegato la 26enne, ammettendo la serata trasgressiva vissuta coi due amici.
Tutto bene per due giorni. Tra la ragazza e l’imputato, il 29 febbraio, ci sarebbe stato anche uno scambio di messaggi sulla scuola guida di un amico del 28enne, che avrebbe potuto frequentare per prendere la patente. La coppia ha quindi deciso di rivedersi la sera di venerdì 1 marzo dell’anno scorso, dandosi appuntamento in discoteca, per poi andare nuovamente a casa di lui.
“Volevamo prendere della cocaina ma non l’abbiamo trovata, quindi ci siamo presi soltanto delle birre. Stavamo bevendo e chiacchierando – ha proseguito la giovane, scoppiando in lacrime – quando lui mi ha detto che voleva fare sesso e siccome io gli avevo detto di no cercava di sfilarmi i pantaloni, dopo di che mi ha mostrato i video girati a mia insaputa la volta precedente, in cui ero nuda e mi facevo una botta di cocaina, minacciando di mostrarli ai miei genitori e pubblicarli se non avessi acconsentito”.
La difesa, al termine dell’udienza, essendo stata ascoltata la parte offesa, ha chiesto per l’imputato i domiciliari, sui quali il tribunale si è riservato, avendo dato parere contrario la pm Aurora Mariotti, facendo notare come gli fossero stati già concessi un anno fa dopo la denuncia: “Ma la misura non si è rivelata sufficiente a contenerlo, perché ha commesso altri due reati ed è scattato l’aggravamento”.
Il processo riprenderà ad aprile, quando è prevista anche la sentenza. Prima che scadano i termini della custodia cautelare.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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