Viterbo – Sono trascorsi quasi sei anni da quando il 28 settembre 2019 una viterbese oggi 43enne finì in ospedale per le lesioni riportate dopo di che denunciò a fatica, temendo di non essere creduta, di essere stata vittima di uno stupro di gruppo in un appartamento tra di Viterbo.
Uno dei due imputati nel frattempo è morto, nella primavera del 2022, mentre prosegue in solitaria il processo al presunto complice, M.T., di 59 anni, difeso dall’avvocato Roberto Merlani. La 43enne, parte civile con l’avvocato Francesca Bufalini, è stata sentita oltre due anni fa davanti al collegio, il 20 dicembre 2022, quando uno dei due presunti aguzzini era già deceduto.
Ieri l’uomo non era in aula, mentre c’era come sempre la parte offesa. Avrebbe dovuto essere interrogato un testimone, regolarmente presente in tribunale, ma l’udienza, per motivi tecnici, è stata rinviata a giugno. A coordinare le indagini della polizia fu il sostituto procuratore Michele Adragna.
Il racconto della vittima in tribunale
“Mi sono fidata di quello che credevo un amico”, ha detto quasi due anni e mezzo fa in aula la vittima, parlando dell’unico imputato rimasto a processo.
La donna, che potrebbe essere stata anche drogata, si riferiva all’unico imputato, il 59enne M.T.: “Mi fidavo di lui, per me lui era un amico”. “Credevo fosse un amico, per questo ho accettato di salire a casa sua con loro, dopo essere stati insieme al bar”, ha spiegato.
“Invece avevano premeditato tutto. Li ho sentiti che parlottavano tra loro e ridevano in cucina, da dove sono tornati con un bicchiere di vino dal sapore stranamente amaro, bevuto il quale il più giovane ha cominciato a mettermi le mani addosso”m ha proseguito.
“Ho cercato con gli occhi lo sguardo del mio amico, sicura che mi avrebbe difesa, invece hanno abusato insieme di me”, ha spiegato al collegio con grande lucidità e compostezza la vittima, che sta seguendo un percorso psicologico nella speranza di potere un giorno superare il trauma della violenza sessuale subita.
Una violenza documentata dai referti dell’ospedale di Belcolle, che hanno anche confermato l’ingestione di sostanze oppiacee. La paziente, consapevole solo di avere subito abusi, sarebbe rimasta per due giorni in stato soporifero, non giustificato dalla semplice assunzione di alcolici, per poi ricostruire davanti alla polizia tutta la vicenda.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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