Pasquale Bottone
Viterbo – (sil.co.) – Il processo a Pasquale Bottone per le pubbliche e continuate molestie alla consigliera comunale Lina Delle Monache si farà. Anche se l’imputato, 63 anni, ha provato a evitare il dibattimento proponendo alla parte offesa, 59 anni, un’offerta risarcitoria di 350 euro che la politica viterbese ha rifiutato tramite il difensore Giacomo Barelli.
Un rifiuto fuori e dentro l’aula, davanti al giudice Caterina Mastropasqua cui il nuovo difensore del “giornalista”, l’avvocato Valentina Rossi, ha reiterato la proposta, nuovamente declinata dalla stessa vittima, presente in aula col suo avvocato di parte civile.
“Non ha mai offerto delle scuse per la sua condotta minacciosa, mentre lo scorso novembre, proprio a ridosso dell’udienza predibattimentale, Pasquale Bottone si è replicato, presentandosi in consiglio comunale, davanti a una trentina di presenti, puntando con lo sguardo fisso Lina Delle Monache che, fortemente a disagio, è stata accompagnata fuori dalla sala d’Ercole da rappresentanti di minoranza e opposizione”, ha spiegato Barelli.
La difesa l’ha buttata sul fatto che Bottone è a processo “solo” per molestie in pubblico, ma non per diffamazione, né per stalking, il reato ipotizzato in un primo momento. Ma sia il pm che il giudice hanno ritenuto “non congrua” l’offerta riparatoria di 350 euro, per cui si procederà col dibattimento. A ottobre sarà sentita per prima proprio Lina Delle Monache e un altro dei testimoni dell’accusa.
Secondo l’accusa, Bottone – tra il 16 febbraio e il 2 marzo 2022 – avrebbe ripetutamente perseguitato Lina Delle Monache, insultandola e inviandole messaggi tramite Whatsapp in orari notturni.
Lina Delle Monache e Giacomo Barelli
La vicenda
È stata la pm Chiara Capezzuto, il 3 novembre 2023, a disporre la citazione diretta a giudizio di Bottone, perché “violando più volte la medesima disposizione di legge penale con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, per petulanza e, comunque, per biasimevole motivo, recava molestia e disturbo a Lina Delle Monache, rivolgendole nella pubblica via e all’interno di esercizi commerciali, le seguenti espressioni: ‘tu sei corrotta e delinquente come sono i tuoi amici’, ‘questa qui mi ha denunciato per le cose che ho detto al bar’, ‘appena mi arriva la denuncia siccome io so tutto su di te, su di te ho tutto, ti conosco bene so chi sei, ti sistemo io… ‘. E, in orario notturno, le inviava a mezzo Whatsapp cinque messaggi, per poi cancellarli immediatamente. Condotte che venivano poste in essere con sistematicità ogni volta che notava la presenza della persona offesa nelle vie del centro o all’interno di esercizi pubblici”.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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