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Viterbo – (sil.co.) – Bisognerà aspettare gennaio dell’anno prossimo per sentire la testimonianza di un imprenditore edile presunta vittima di usura, che avrebbe visto volatilizzarsi un ingentissimo patrimonio immobiliare composto da otto autorimesse, due depositi, una villa in Sardegna, un complesso di 12 appartamenti e nove autorimesse.
L’udienza di ieri è stata rinviata dal collegio presieduto dal giudice Francesco Oddi in seguito all’astensione degli avvocati penalisti programmata per il 5, 6 e 7 maggio,
Pronto a chiedere un risarcimento di quattro milioni di euro, l’imprenditore si è costituito parte civile al processo con l’avvocato Angelo Di Silvio.
Sul banco degli imputati per usura aggravata un “manager” 66enne di Magliano Sabina difeso dall’avvocato Giovanni Labate, rinviato a giudizio il 7 ottobre 2021, quando fu invece assolto dal gup il presunto complice che aveva scelto il rito abbreviato, ovvero un ex magistrato romano cinquantenne passato alla professione di notaio.
Nel 2008, avendo bisogno di liquidità per ultimare un complesso residenziale di 12 appartamenti e nove garage, la presunta vittima si sarebbe rivolta a una finanziaria con sede presso lo studio di un commercialista di Viterbo, che si sarebbe resa disponibile “previa cessione delle quote di maggioranza e conseguente ingresso nella compagine sociale”.
La sua società è stata poi dichiarata fallita il 7 agosto 2017.
Grazie all’operazione, il 10 marzo 2009, il 66enne di Magliano Sabina è stato nominato amministratore unico, carica grazie alla quale avrebbe spogliato patrimonialmente la società degli immobili di proprietà a favore di due altre società a lui ricollegabili, con corrispettivi nettamente inferiori al loro valore di mercato.
Avrebbe inoltre sottratto, secondo l’accusa, ingenti somme di denaro a favore della finanziaria, sotto forma di restituzione di finanziamenti, molti dei quali effettuati in contante, senza alcuna quietanza e per importi nettamente superiori al limite consentito dalla norma di legge sull’utilizzo del contante.
La procura, in fase preliminare, dispose una perizia, affidata al commercialista Giancarlo Puri. Nelle loro vesti, secondo l’ipotesi accusatoria, gli indagati, uno dei quali è stato per l’appunto assolto nell’autunno del 2021, avrebbero stipulato contratti di finanziamento a favore dell’impresa di costruzioni, praticando tassi che avrebbero superato la soglia prevista in materia di usura.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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