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Processo Miniera d'oro 2 - Nuova udienza a marzo

Appalti truccati, parla il carrozziere imputato

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Appalti truccati a Graffignano, parla il carrozziere imputato.

E’ comparso ieri mattina davanti ai giudici Ilvio Boccio, titolare di un’autocarrozzeria ad Attigliano (Terni), a giudizio per turbativa d’asta nel processo “Miniera d’oro 2”.

La vicenda, risalente agli anni 2007-2009, riguarda due presunti appalti pilotati: quello per i lavori alla scuola elementare Lo Gatto di Graffignano e l’altro, per comprare due pick-up della nettezza urbana.

Proprio di questo è chiamato a rispondere Boccio: i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci lo accusano di aver indicato all’ex sindaco Fabrizio Marchini – già condannato – possibili ditte partecipanti alla gara. Ma lui, in aula, smentisce. “Non ho dato alcun suggerimento di questo tipo – spiega davanti ai giudici -. Ricordo solo che, una volta, il sindaco cercava qualcuno che vendesse pick-up ad Attigliano. So che aveva preso contatti con un’impresa che, però, non li vendeva”.

Delle telefonate in cui Marchini chiede a Boccio di trasmettergli alcuni indirizzi, il carrozziere non ricorda. 

Dopo di lui e dell’altro imputato Federico Mecali, ascoltato alla scorsa udienza, manca all’appello solo Domenico Chiavarino. Sull’imprenditore di Celleno pende l’accusa di essersi fatto affidare i lavori per la scuola elementare dietro il pagamento di una tangente di 5mila euro. Quegli stessi lavori sarebbero poi stati subappaltati in modo irregolare all’imprenditore Carlo Conticchio, parte civile al processo. Chiavarino ha già deciso che non si sottoporrà a esame. Al massimo, renderà dichiarazioni spontanee.

Il suo avvocato Paolo Alma, in apertura di udienza, aveva chiesto l’astensione del giudice Filippo Nisi, originario di Graffignano e per ben due volte in causa civile contro il comune. Il primo contenzioso si è concluso nel 2009 con la condanna dell’ente al pagamento di circa 30mila euro al giudice. L’altro, tuttora in corso, riguarda la messa in sicurezza di uno stabile, voluta da Nisi. Una richiesta, quella della difesa Chiavarino, in linea con il processo “Genio e sregolatezza”, scaturito dall’indagine della forestale sulla presunta cricca degli appalti truccati, con la complicità di due funzionari del Genio civile. In quel caso Nisi si è astenuto. Stavolta no.

Il processo continua a marzo. 


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16 ottobre, 2013

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