Caprarola – (sil.co,) – Rissa tra famiglie finita a coltellate il 3 ottobre 2020 nel centro di Caprarola, due fratelli albanesi sono stati condannati ieri a 4 mesi e 20 giorni e sette mesi di reclusione per violenza e resistenza a pubblico ufficiale. L’accusa aveva chiesto nove mesi per entrambi, ma il giudice Jacopo Rocchi, sentiti i difensori Emilio Lopoi e Roberto Merlani, ha diversificato e ridotto le pene, disponendo la sospensione condizionale e la non menzione.
Carabinieri e ambulanza – Immagine di repertorio
Sono scaturiti ben tre diversi procedimenti dalla violenta lite finita a coltellate scoppiata tra due giovani albanesi e due romeni nella tarda serata di sabato 3 ottobre 2020 in piazza Guglielmo Marconi a Caprarola. Uno per tentato omicidio, uno per rissa e un altro per violenza e resistenza a pubblico ufficiale che si è concluso ieri.
Quando i due carabinieri aggrediti sono giunti sulla piazza c’erano due albanesi feriti a coltellate già a bordo dell’ambulanza, mentre due romeni, anche loro insanguinati, erano scappati verso via Garibaldi. I militari li hanno inseguiti, bloccati e riportati indietro, mentre era in corso un violento acquazzone, mettendoli al riparo dalla pioggia sotto la tettoia di un bar della piazza e chiamando un’altra ambulanza.
Tragedia sfiorata quando è intervenuto un genitore pronto a farsi giustizia da solo. “A un certo punto è giunta una persona, che poi abbiamo scoperto essere il padre di uno dei due albanesi feriti a bordo dell’ambulanza, il quale, approfittando della concitazione del momento, si è avvicinato ai due romeni sotto la pensilina e li ha presi a calci, sferrando due coltellate al minorenne, che sarebbero diventate anche 3 o 4, se non lo avessimo fermato in tempo”, hanno spiegato i carabinieri nel corso del processo.
Imparentati tra loro e con il padre “giustiziere” gli imputati: fratelli dell’accoltellatore e zii del figlio ferito. La coppia si sarebbe avventata sui militari in quel frangente, mentre stavano bloccando e disarmando il congiunto.
Come detto, l’albanese si sarebbe scagliato contro il minore romeno per vendicare l’accoltellamento del figlio. In suo soccorso, mentre i carabinieri evitavano il peggio bloccandolo, sarebbero quindi intervenuti due suoi fratelli, ovvero gli attuali imputati di resistenza a pubblico ufficiale, che avrebbero aggredito alle spalle i militari nel tentativo di fermarli, proprio mentre stavano ammanettando l’accoltellatore, arrestato qualche giorno dopo per tentato omicidio.
“Per fermare i due fratelli albanesi fu necessario lo spray al peperoncino”, hanno ricordato i testimoni. Tanta sarebbe stata la violenza dell’attacco che uno di loro – entrambi arrestati e rimessi in libertà con l’obbligo di firma tre giorni dopo – avrebbe perfino strappato la divisa di uno dei carabinieri.
Il minorenne romeno aggredito dal padre di uno dei rivali albanesi, rimasti a loro volta feriti e condotti in ospedale, fu ricoverato al policlinico Gemelli di Roma – prima in pericolo di vita poi in prognosi riservata – in seguito alle profonde ferite da arma da taglio che gli hanno sfiorato il polmone quando l’aggressore l’ha colpito al petto con due coltellate.
Due romeni e tre albanesi furono iscritti dalla pm Eliana Dolce nel registro degli indagati, a vario titolo, per rissa aggravata da lesioni, tentato omicidio e porto abusivo di armi. L’albanese accoltellatore è stato arrestato qualche giorno dopo per tentato omicidio. I fratelli furono arrestati in flagranza per violenza e resistenza a pubblico ufficiale.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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