Viterbo – (sil.co.) – È stato condannato a 6 anni di reclusione per violenza sessuale ai danni di una connazionale 14enne il filippino di 57 anni, difeso dall’avvocato Remigio Sicilia, tornato nel frattempo in patria per problemi di salute.
L’accusa, pm Veronica Buonocore, ha chiesto sette anni e mezzo di carcere, la difesa ha insistito sulla suggestione e sulle patologie da cui sarebbe affetto l’imputato. “La persona offesa si è inventata tutto”, ha detto la difesa.
Presunta vittima la figlia del suo.migliore amico, molestata a casa sua, mentre teneva in braccio il fratellino, di cui l’imputato era padrino di battesimo, a dicembre 2020.
La famiglia è parte civile con l’avvocato Dominga Martines. Ai genitori e slla vittima è stato riconosciuto un risarcimento da quantificare in sede civile. La minore, come emerso durante l’incidente probatorio, sarebbe stata molestata sessualmente altre quattro volte dall’amico di famiglia. La prima nel 2015, quando non aveva ancora dieci anni, con palpeggiamenti al seno durante un barbecue.
La mattina di domenica 20 dicembre 2020, l’imputato, dopo averle messo le mani nelle parti intime e avere tentato perfino di tirarle giù i pantaloni del pigiama, l’avrebbe minacciata di non riferire nulla al padre. Lei se ne sarebbe liberata, brandendo una katana e atterrandolo con una mossa di arti marziali prima che si desse alla fuga.
La comunità filippina, come confermato in aula dal parroco, avrebbe dubitato degli abusi e cercato di far ritirare la denuncia, prendendo le difese dell’imputato, cui il padre della 14enne avrebbe chiesto un prestito che a detta del sacerdote gli sarebbe stato rifiutato, servendogli il denaro per tornare in patria per curarsi.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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