Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Trasmettiamo questo breve comunicato per aggiornare tutti i cittadini che, a vario titolo, stanno seguendo il tema della viabilità e, in particolare, della pista ciclabile realizzata in via della Pila.
Come noto, in data 29 giugno abbiamo depositato ulteriori firme per richiedere una rivisitazione della pista, allegando una nota articolata che includeva 10 domande rivolte all’amministrazione comunale. Successivamente, il 2 luglio si è svolto un incontro aperto a tutti, nel quale sono state illustrate e riassunte le tematiche contenute nella relazione. Auspicavamo la presenza di un membro della giunta che chiarisse la logica dell’opera, le ragioni della sua utilità, i motivi per cui non la si ritenga pericolosa e il suo concreto utilizzo, anche nell’ottica ambientale che ne ha ispirato la realizzazione.
Viterbo – Pista ciclabile in via della Pila
Abbiamo più volte rappresentato che il tema di via della Pila, pur presentando specifiche criticità, rimanda in generale a un modo di amministrare la città e i beni pubblici senza dare voce, o quantomeno ascolto, a chi subisce determinate scelte. Abbiamo chiesto di evitare atteggiamenti di sufficienza e risposte dilatorie, prive di reale concretezza. Tutto ciò muovendo dal, forse ingenuo, presupposto che la missione del politico, nel senso più etico del termine, sia stare vicino alla popolazione, partecipando attivamente alle esigenze pacificamente e legittimamente rappresentate.
Poste queste premesse, ecco i fatti. Come riportato anche dalla stampa presente, il 2 luglio nessuno della giunta né alcun responsabile del settore amministrativo di riferimento si è presentato: non tanto per offrire soluzioni estemporanee o promesse prive di concretezza, quanto per testimoniare il senso etico della politica e la vicinanza ai cittadini. Abbiamo poi appreso che il sindaco era ospite di una serata organizzata dal Circolo del Tennis Club (circolo sportivo cui va il plauso per l’impegno a favore dei giovani viterbesi e per i brillanti risultati raggiunti), contesto indubbiamente diverso rispetto a una riunione di cittadini in una via periferica della città. Ma i problemi non hanno censo o scala sociale: sono i più deboli, gli anziani e le persone con disabilità ad avere maggiore bisogno di sentire che la politica, le persone che hanno il potere di incidere sulla vita quotidiana, siano loro vicine e condividano le loro difficoltà.
Non esiste alcuna specifica norma o regolamento amministrativo che imponga a un membro della giunta di partecipare alle pacifiche riunioni dei cittadini. Esiste però l’etica del politico che, quale delegato dei cittadini, impone di farsi carico delle esigenze rappresentate e di assumersi la responsabilità di un confronto democratico, fondato su una dialettica di reciproco rispetto.
Preso atto che il 2 luglio i membri della giunta e i funzionari degli uffici competenti avevano impegni ritenuti più importanti o comunque più interessanti, attendevamo un riscontro alle richieste dei 1.170 cittadini che hanno posto alla giunta 10 domande, riguardanti l’approccio politico generale, aspetti tecnici e di viabilità, profili tecnico‐economici e la sostenibilità ambientale dell’opera.
A conferma della concretezza e dell’urgenza delle tematiche sottoposte all’amministrazione, è intervenuto il presidente dell’Aci Vt, dott. Sandro Zucchi, che ha puntualmente evidenziato diverse criticità di natura tecnica e, più in generale, sull’investimento nelle piste ciclabili e sulla loro realizzazione, auspicando “un audit tecnico indipendente sui tratti già realizzati”, in ragione dei profili di pericolosità riscontrati. L’autorevolezza e la competenza della fonte costituiscono un elemento di profonda riflessione.
Ad oggi vi è stato un silenzio rumoroso.
Diamo per scontato che la giunta si sia posta molti dei quesiti sollevati e li abbia brillantemente risolti. Perché, allora, non rispondere ai cittadini che chiedono semplicemente di essere informati e di partecipare alle decisioni che incidono sulla vita quotidiana? Perché escludere i cittadini e non dialogare nelle forme ritenute più consone?
Si legge che Viterbo aspira a essere capitale della cultura. Senza entrare qui nelle manchevolezze della città, riteniamo che cultura significhi partecipazione, dialogo e assunzione di responsabilità; altrimenti è un termine vuoto, che non può essere colmato da sporadiche manifestazioni. La cultura è anche capacità di ascoltare il prossimo: riteniamo che i politici debbano assumersi tali responsabilità, coinvolgere i cittadini nelle scelte o, quantomeno, spiegarle in modo concreto e comprensibile, evitando proclami privi di contenuto.
Ci aspettiamo che cultura ed eticità si traducano nell’affrontare i temi sottoposti, avvicinando la politica agli strati più deboli della città e, almeno, facendoli sentire partecipi di quella che dovrebbe essere una vera e propria “civitas”. Invece, al posto delle specifiche risposte richieste si legge di proclami, in sedi istituzionali, senza alcun riferimento tecnico-fattuale sulla attuale maggior sicurezza di Via della Pila. A fronte di tale affermazione fatta con sicurezza, sarebbe quindi agevole rispondere alle domande formulate, viceversa del tutto ed inspiegabilmente eluse.
Inoltre, non possiamo che rimanere basiti nell’apprendere che un assessore, in Consiglio comunale, ha paragonato la raccolta di firme contro la costruzione della Torre Eiffel a quella che stiamo conducendo in via della Pila. Ci pare incredibile dover replicare a un’affermazione che speriamo sia frutto di scarsa conoscenza storica piuttosto che di deliberata mistificazione.
Le firme raccolte contro la costruzione della torre a Parigi furono 47 (quarantasette) su oltre due milioni di abitanti; peraltro, non si trattò di una vera raccolta “popolare”, bensì di un manifesto (Protestation des artistes) sottoscritto da un gruppo di artisti dell’élite parigina dell’epoca. Evitiamo qui lo “spiegone” sulle differenze tra opere del tutto incomparabili. Lo stesso assessore ha ribadito che la ciclopedonalità è qualcosa di civile, ma gli è sfuggito che, in via della Pila, di “pedonalità” non c’è nulla oltre a un omino disegnato a terra: mancano gli spazi minimi. Dobbiamo dunque desumerne che si tratti di un’opera “incivile”?
L’intervento prosegue senza mai entrare nel merito con numeri o dati verificabili: si parla di molte biciclette acquistate e di tante persone che ringraziano l’assessore. Ma quante sono queste biciclette? Sono state comprate per la bella stagione o per utilizzare la ciclabile monocorsia a senso unico? Un dato certo e misurabile è la dimensione insufficiente dello spazio riservato alle persone che si muovono a piedi.
Infine, si afferma che pedoni, persone con disabilità e passeggini siano finalmente in sicurezza. Tuttavia, non essendoci lo spazio fisico per farli transitare sul passaggio pedonale, ci chiediamo: la pista è in realtà una ciclopedonale e la segnaletica è tutta errata? Perché parlare di sicurezza dei pedoni quando è stata realizzata un’opera che limita o annulla gli spazi a loro riservati?
Comunque invitiamo qualsiasi esponente della giunta a venire in Via della Pila e passeggiare sul marciapiede creato parallelamente alla pista ciclabile senza invadere la pista, uscire dalla rampa posta nella via; e ad uscire dal parcheggio a spina di pesce. Forse si eviterebbe di rappresentare situazioni evidentemente non conosciute.
La protesta continua attraverso la raccolta delle firme nei luoghi ormai noti, e Via della Pila diventa il simbolo di una richiesta di partecipazione e inclusione dei cittadini. Invitiamo anche i non residenti del quartiere a partecipare all’iniziativa.
La protesta non può essere fermata dall’ostinato silenzio e dal totale disinteresse.
Comitato Spontaneo di Via della Pila
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