Soriano nel Cimino – “Mi chiamo Gabriele Gallinari e sto vivendo un incubo giudiziario”, dice l’attore palermitano in un video pubblicato sui social dedicato alla torre di Chia, ultima dimora di Pier Paolo Pasolini. La regione Lazio gli ha imposto di restituire il complesso all’università agraria di Chia entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento.
“Sto subendo l’esproprio senza indennizzo della mia prima casa sulla base di una sentenza non definitiva, un esproprio incostituzionale – afferma Gallinari –. Mi sono stati concessi 30 giorni di tempo per lasciare la mia prima casa regolarmente acquistata e sono stato condannato al pagamento di un indennizzo di occupazione”.
La sentenza del commissario per la liquidazione degli usi civici, pronunciata il 7 aprile 2025, ha dichiarato nullo il contratto di compravendita e disposto la reintegra dei beni nel patrimonio collettivo. Gallinari ha presentato appello. La corte d’appello di Roma ha respinto la sua richiesta di sospendere gli effetti della sentenza; la discussione del reclamo è fissata per il 4 luglio 2028.
“La casa di cui parliamo è la torre di Pasolini, vincolata dal ministero dei Beni culturali – prosegue Gallinari –. Per salvarla dal degrado ho deciso di acquistarla regolarmente dagli eredi di Pasolini. Per poterlo fare ho venduto la mia prima casa, la mia abitazione di Roma. Il notaio ha eseguito tutte le verifiche del caso, il comune ha certificato che non vi fossero usi civici e lo stato ha rinunciato all’esercizio della prelazione. L’ho restaurata a mie spese per quattro anni sotto la guida della soprintendenza e l’ho riaperta al pubblico”.
“Un ente agrario privato, che conta circa 120 iscritti e gestisce il bosco demaniale circostante la proprietà, dopo 200 anni di silenzio ha rivendicato l’esistenza di un uso civico – racconta l’attore –. Ha agito in giudizio nei miei confronti, sostenendo che Pasolini fosse stato abusivo a casa sua e chiedendo l’esproprio di terreni e fabbricati a titolo gratuito”.
“Nel frattempo però lo stesso ente privato, vincolato ad attività agro-silvo-pastorale, ha trasformato il bosco circostante in un parco a tema a pagamento abusivo – sostiene Gallinari –, dove utilizza senza autorizzazione il nome e l’immagine di Pasolini e della torre per vendere il biglietto d’ingresso”.
“Nonostante la certificazione del comune redatta su tabulati regionali abbia escluso la presenza di usi civici e il ctu, il tecnico di fiducia del giudice, abbia escluso la presenza di usi civici, il giudice ha ordinato la reintegra, ovvero l’esproprio senza indennizzo di terreni e fabbricati – afferma Gallinari –. E sebbene la sentenza non sia definitiva, anzi l’appello sia pendente, la regione Lazio ha avviato la procedura di esproprio”.
“Se così fosse, verrebbe violato il diritto alla proprietà sancito dalla costituzione italiana e tradito il principio di affidamento che ogni cittadino ripone nelle istituzioni – conclude l’attore –. Evitiamo che succeda oggi e che possa riaccadere in futuro. Condividiamo il video e firmiamo la petizione su Change.org”.
Sulla pagina della petizione Gallinari raccoglie interventi di esponenti del mondo della cultura: dalla regista Liliana Cavani allo scenografo Dante Ferretti, fino al regista Marco Tullio Giordana, che ha scritto una lettera sulla vicenda. Tra i contributi pubblicati figura anche quello di Graziella Chiarcossi, erede di Pasolini.
Cavani ha scritto di aver visitato la casa di Pasolini a Chia. “L’ho trovata molto bella e ben tenuta e amata dagli attuali proprietari – afferma la regista –. Per la memoria di Pasolini, del quale ero amica, non poteva essere conservata meglio, amata meglio”.
La regista dice di condividere “lo stupore” per la rivendicazione dell’università agraria di Chia e si chiede: “Chi meglio degli attuali proprietari possono conservare l’interezza della casa così come l’aveva desiderata Pasolini?”. Cavani esprime quindi il proprio sostegno a Gallinari e auspica che sia rispettato il diritto di chi ha acquistato la casa e, scrive, la sta custodendo “con grande passione e cultura”, vivendola “con grande cura e rispetto”.
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