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Elicottero precipitato - I funerali nell'hangar - L'omelia dell'arcivescovo - La disperazione dei familiari

Il loro cammino punta dritto verso il cielo

di Stefania Moretti
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L'hangar gremito

L’hangar gremito

Il feretro di Lozzi

Il feretro di Lozzi

Il feretro di Calligaris

Il feretro di Calligaris

La madre di Lozzi e il ministro Mauro

La madre di Lozzi e il ministro Mauro

Il ministro Mauro ai funerali

Il ministro Mauro ai funerali

La famiglia Lozzi

La famiglia Lozzi

La fidanzata Martina

La fidanzata Martina

La figlia di Calligaris

Valentina, la figlia di Calligaris

La compagna del generale abbracciata dall'arcivescovo Marcianò

La compagna del generale abbracciata dall’arcivescovo Marcianò

Tra la folla l'attore Gabriel Garko, amico di Calligaris

Tra la folla l’attore Gabriel Garko, amico di Calligaris

Il fratello gemello di Lozzi,Andrea

Il fratello gemello di Lozzi, Andrea

Martina stringe la foto di Paolo

Martina stringe la foto di Paolo

L'ultima carezza sul feretro

Françoise accarezza il feretro

Viterbo – Volati via.

Mentre cercavano il cielo hanno trovato l’impatto con la terra, duro e letale.

Ma Giangiacomo Calligaris e Paolo Lozzi vivranno ancora nel ricordo dei loro cari. L’hangar del 28esimo Tucano della base Aves, ieri, si è riempito in tutta la sua gigantesca superficie per l’ultimo saluto.

Un generale esperto e un capitano alle prime armi, uniti dalla passione per il volo e da un destino tragico, che ha voluto che la loro vita finisse nello stesso momento. Sullo stesso elicottero. Raccogliendo un fiume di gente e dolore nello stesso aeroporto militare. Irriconoscibile, con le pareti ricoperte di fiori.

Al centro dell’hangar, i feretri avvolti nel tricolore. Davanti, in prima fila, le autorità politiche e militari, con in testa il ministro della Difesa Mario Mauro. “Siamo addoloratissimi”, riesce appena a dire, dopo aver stretto le mani dei familiari e incrociato i loro occhi pieni di lacrime.

Loro siedono sempre in prima fila, ma nel settore vicino alle autorità. Puntellati dagli abbracci degli altri, perché altrimenti non si terrebbero in piedi.

C’è la compagna di Calligaris, Françoise, che abbraccia i bambini piccoli del generale e la figlia 23enne Valentina. Più in là, la madre e il fratello del militare pluridecorato e l’amico di vecchia data Gabriel Garko.

E poi, l’intera famiglia del capitano 25enne: i genitori Ariana e Roberto, la nonna, il fratello gemello Andrea e la fidanzata Martina con due grandi giacconi mimetici. Papà Roberto mette un braccio intorno alle spalle della moglie e sembra voler circondare anche Andrea e Martina. Un abbraccio collettivo per un dolore identico, che si specchia in quello della famiglia Calligaris: un padre che perde il figlio, i figli che perdono un padre. E Françoise e Martina rimaste sole, ad accarezzare il feretro e a stringere foto.

“Il vostro grido è il nostro grido – li conforta l’ordinario militare che officia la cerimonia, l’arcivescovo Santo Marcianò -. Grido e silenzio, ora, si accomunano e noi siamo uniti nella preghiera. Come erano uniti i nostri amici Giangiacomo e Paolo”.

Una morte che sembra davvero uno scherzo del destino per entrambi. Il generale, “schietto, gentile, maturo, esperto”, lo ricorda l’arcivescovo nell’omelia. “Una vita spesa al servizio della difesa”. E l’allievo Paolo: “coraggioso, alla mano, benvoluto da tutti, animato da grande passione ed entusiasmo sincero”. Uno con tanta vita alle spalle; l’altro che ce l’aveva tutta davanti. E, forse, sperava di accumulare esperienza in tante missioni umanitarie, proprio come il suo generale.

“Giangiacomo e Paolo erano pronti”, dice l’ordinario militare, con accanto il vescovo Fumagalli e una schiera di sacerdoti. Paolo aveva già preparato i suoi genitori: “Sono un militare e devo essere pronto a morire”, gli aveva detto più di una volta. “Il cammino di Giangiacomo e Paolo ci obbliga a guardare verso il cielo per restituirci un monito di umiltà. L’umiltà di chi insegna e di chi impara”.

Nelle parole dei parenti, rotte dal pianto e pronunciate dall’altare, c’è tutto l’amore del mondo. Prima Elio Calligaris, che lo ricorda come “un grande fratello e comandante, sempre pronto a un consiglio e sempre in prima linea”. Poi la figlia Valentina, con quel papà impegnato, ma sempre presente, che organizzava le feste a Carnevale: “Mi hai insegnato la vita, a non avere paura, a essere forte. Il mio mondo senza di te non si può immaginare”.

Alla sua bella compagna Françoise manca già tutto di quel “generale galantuomo”: un basco azzurro che diceva che volare era la cosa più bella, dopo guardare i suoi figli. Le restano i bambini e la promessa di crescerli come voleva lui, facendo diventare uomini i suoi cuccioli.

E poi i compagni del giovane capitano. Coetanei. Facce pulite e occhi che luccicano: “Eri il migliore di noi – dicono a Paolo -. Quando hai visto quell’azzurro, di sicuro, hai sorriso come sapevi fare tu”.

Oggi i funerali privati del ragazzo alle 15,30, alla cattedrale di Santa Margherita, a Montefiascone, città natale di Lozzi.

Stefania Moretti


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Chi era il generale Giangiacomo Calligaris

L’ufficiale generale proviene dai corsi regolari d’accademia ed in particolare dal 156º corso. Nato come ufficiale dei Bersaglieri ha prestato servizio presso il 2º Reggimento “Governolo” in Legnano e nella circostanza ha partecipato alle missioni in Libano Italcom 1 e Italcon 2 (1982-1983). Nel 1985 entra a far parte dell’Aviazione dell’Esercito nell’ambito del 28º Gruppo squadroni “Tucano” dove si occupa di tutta l’organizzazione operativa del reparto. Alla fine degli anni ’80 e inizi degli anni ’90 frequenta il Corso di Stato Maggiore ed il Corso Superiore di Stato Maggiore presso la Scuola di Guerra di Civitavecchia.

Nel 1992 entra a far parte dello Stato Maggiore dell’Esercito dove svolge diversificati ruoli nel settore della formazione. Nel 1994 diviene Comandante del 49º Gruppo elicotteri d’attacco presso il 5º Corpo d’Armata e nel 1998 Comanda il 6º Reggimento bersaglieri in Bologna. Nel 1999 ha partecipato quale Capo delle Joint Implementation Commision all’Operazione “Joint Guardian” in Kosovo. Nel 2000 diventa Capo Ufficio Dottrina Addestramento Regolamenti e Sport dello Stato Maggiore dell’Esercito.

Nel 2004 partecipa all’operazione Antica Babilonia in Irak con l’incarico di vice-comandante dell’Italian Joint Task Force IRAK. Nel 2005 assume l’incarico di comandante della Brigata aeromobile “Friuli” in Bologna e nel 2007 diventa Capo del Reparto Operazioni del Comando Operativo di vertice Interforze in Roma. Nella circostanza è stato il coordinatore delle operazioni “Isaf” in Afghanistan, in Chad (evacuazione di connazionali) ed Haiti (terremoto), nonché delle operazioni inerenti alla Primavera Araba quali l’evacuazione di connazionali dalla Tunisia, dall’Egitto e dalla Libia. Per quest’ultima ha anche pianificato l’inserimento del contingente nazionale in “Odissey Down” e successivamente in “Unified Protector”. Il 1º marzo 2013 ha assunto l’incarico di comandante dell’Aviazione dell’Esercito. Sul territorio nazionale ha partecipato all’Operazione Vespri Siciliani, all’Operazione “Riace”, “Calabria” e “Salento”.

Ha conseguito due lauree ed un Master. Ha ottenuto importanti riconoscimenti nazionali quali la Croce d’Oro, la Croce d’Argento e la Croce di Bronzo al merito dell’Esercito e numerose onorificenze internazionali tra le quali si mensionano la medaglia “Meritorius Service Medal” degli Stati Uniti d’America e la medaglia “Military Cooperation Consolidation Medal” della Federazione Russa.

È Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, Commendatore con Spade dell’Ordine pro merito melitensi, Commendatore al Merito del Ordine costantiniano di San Giorgio e Commendatore dell’Ordine di San Silvestro Papa.

È stato insignito dell’Ordine Accademico Tiberino per meriti nel campo della Difesa.


Chi era il tenente Paolo Lozzi

Paolo Lozzi era nato 25 anni fa a Montefiascone. Aveva frequentato il 189esimo corso dell’Accademia militare e conseguito il brevetto di pilota militare di elicottero nel luglio 2013. Era ufficiale frequentatore di corso presso il Centro addestrativo aviazione dell’esercito dall’agosto 2012.

Lozzi, durante la sua formazione militare, aveva frequentato i corsi Nbc, patente di guida per blindo conseguita presso la Scuola di cavalleria di Lecce, corso di pilota di elicottero presso la Scuola di volo dell’aeronautica militare di Frosinone.

Frequentava il corso avanzato piloti Aves 2013 “Eridano” (piloti osservatori Esercito), che consisteva in una serie di attività addestrative per un totale di 100 ore di volo circa a bordo dell’elicottero AB-206, finalizzato al conseguimento del brevetto con l’elicottero NH-500.

Mercoledì 23 gennaio, l’incidente mortale che lo ha visto coinvolto insieme al generale Giangiacomo Calligaris. Per cause ancora da accertare l’elicottero Ab206 è precipitato mentre i due militari erano in volo. Lozzi stava svolgendo la fase tattica prevista dal programma addestrativo dell’Aves, al momento dell’incidente.

Il capo di Stato maggiore della Marina, ammiraglio di squadra Giuseppe De Giorgi, a nome della Marina militare e suo personale, ha espresso ai familiari del generale Giangiacomo Calligaris e del tenente Paolo Lozzi, all’Esercito e in particolare alle sua Aviazione, la sua affettuosa vicinanza e partecipazione per il gravissimo lutto che li ha colpiti.


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26 gennaio, 2014

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