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Elicottero precipitato - Montefiascone - I funerali di Paolo Lozzi nella sua città natale - L'ultimo saluto della fidanzata

“Insegnami a essere forte come eri tu”

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Paolo Lozzi

Il capitano Paolo Lozzi

La madre di Paolo Lozzi con il basco azzurro del figlio in testa

La madre di Paolo Lozzi con il basco azzurro del figlio in testa

La mamma di Paolo e la fidanzata Martina

La mamma di Paolo e la fidanzata Martina

Andrea Lozzi porta il feretro del fratello gemello

Andrea Lozzi porta il feretro del fratello gemello

Lo spadino e il basco di Paolo sul feretro

Lo spadino e il basco di Paolo sul feretro

L'ingresso della bara in chiesa

L’ingresso della bara in chiesa

Il feretro di Paolo Lozzi davanti all'altare

Il feretro di Paolo Lozzi davanti all’altare

La famiglia Lozzi al funerale

La famiglia Lozzi al funerale

La famiglia Lozzi al funerale

La famiglia Lozzi al funerale

Il feretro di Paolo Lozzi davanti all'altare

Il feretro di Paolo Lozzi davanti all’altare

Montefiascone – (s.m.) – “Insegnami a essere forte come eri tu”.

Martina affida a una lettera le ultime parole al suo Paolo.

Dopo i funerali militari di sabato, all’hangar dell’Aves insieme al generale Giangiacomo Calligaris, oggi l’addio in chiesa. Nella città in cui il giovane capitano era nato e cresciuto: Montefiascone (fotocronaca – slide).

“Non riuscirò mai a descrivere l’emozione quando sorvolo il nostro lago”, diceva Paolo ai familiari. Non sapeva che proprio la sua passione per il volo lo avrebbe portato via da tutto e tutti, nello spazio di un attimo. Uno schianto terribile e Paolo che se ne va a 25 anni, tra i rottami di un elicottero militare.

Nella sua lettera, letta da un’amica sull’altare, Martina gli scrive che lo avrebbe amato per sempre. “Mi ripetevi in continuazione che dovevo sbrigarmi con la laurea, perché volevi sposarmi e stare nella tua nuova casa con me. Io avevo paura. Ti dicevo che ero piccola. Però sappi che lo avrei fatto: ti avrei sposato e amato per tutta la vita”.

Porta la stessa giacca mimetica di ieri, in onore di Paolo. E come lei, il fratello Andrea. Anche lui ha un biglietto pieno di ricordi di una vita condivisa col suo gemello. “Da piccoli attaccavamo i letti per dormire insieme. Ricordo quando abbiamo scoperto con una missione segreta che Babbo Natale non esisteva. Ricordo il primo paio di scarpe da calcio. Quando mi aspettavi per andare a scuola. Quando siamo entrati insieme nella tua nuova casa e mi hai detto: “Questa è la tua cameretta””. E poi, le ultime parole, dette al fratello poco prima dello schianto: “Andrews ti saluto che è tardi, domani volo”. “Tu te ne vai per un sogno e a noi resta solo di sognarti”, lo riprende Andrea, davanti a una folla che riempie ogni angolo della chiesa di Santa Margherita.

E’ la più grande di Montefiascone. La basilica che troneggia sulla città con la sua cupola maestosa. Ma oggi sembra piccola. Imbottita da una folla che occupa persino gli spazi tra i banchi. A Santa Margherita, per un giorno, c’è tutta la città.

“Siamo vicini alle famiglie Trapè, Martini e Lozzi – ha detto don Giuseppe Trapè nell’omelia -. Le famiglie dei genitori e dei nonni di Paolo, provate da dolori e disgrazie, per le quali voglio pregare così: Signore, ora basta. Queste persone hanno sofferto troppo. Non permettere più che siano provate così duramente”.

Il parroco delle Mosse conosceva Paolo fin da bambino. Lo aveva battezzato lui: la famiglia Lozzi frequentava la parrocchia Le Mosse. “Paolo era buono e bravo – lo ricorda il sacerdote nell’omelia -. Il Signore lo ha voluto con sé e anche noi avremmo voluto averlo ancora per tanto tempo. Era bravo e pronto. Sempre preparato e alla ricerca del risultato migliore. Non dimenticherò mai quella notte di Natale con la benedizione del suo spadino e la preghiera per la pace nel mondo. Lo attendeva una bella carriera. E Paolo era pronto. Anche al vero amore e all’estremo sacrificio. Pronto al servizio per i fratelli bisognosi. Servizio alla patria. Verrebbe di ribellarsi. Di sfidare Dio o di chiedere almeno: perché? Non c’è risposta. Possiamo solo continuare a sperare”.

Lo spadino è sulla sua bara avvolta nel tricolore, insieme al basco azzurro e alla foto di Paolo. Davanti, i fiori dei suoi cari: una corona di rose rosse dal fratello Andrea e dai genitori Ariana e Roberto e le rose bianche della sua Martina. Una è sulla bara. C’è anche un rosario benedetto dal papa. Regalo di don Trapè alla famiglia Lozzi.

A fine cerimonia, mamma Ariana prende il basco del figlio e lo indossa. Il fratello Andrea porta il feretro con gli amici, sulle note dell’inno della Lazio. La squadra di Paolo.

Martina non stacca le piccole dita dai tergicristalli del carro funebre. 

“Eri l’uomo senza macchia – gli leggono gli amici dall’altare -. Abbiamo sempre saputo che dietro quella corazza c’era una gran testa e soprattutto un gran cuore. Già ci manchi, testone”. E lo salutano con le parole della sua canzone preferita: “Sono una stella cadente che attraversa il cielo, come una tigre che sfida le leggi di gravità”. “Don’t stop me now” dei Queen. Che significa “Non fermatemi adesso”.

E Paolo non si ferma. Nel cuore di chi lo ha amato, continua a volare. “Ti amiamo fino al sole e a ritornare giù. Ricordi il nostro motto? – le parole dei genitori, lette da un sacerdote sull’altare -. Addio amore nostro”. 


Fotocronaca:  Il funerale  –  Il funerale 2 – L’addio a Calligaris e Lozzi –  Camera ardente – Elicottero precipitato, i soccorsi – Il luogo dello schianto dell’elicottero – Recupero di un Ab 206

Youtube:  La compagna del generale: “Farò diventare uomini i suoi cuccioli” –  La Tuscia piange i suoi piloti – Il ministro Mauro: Siamo addoloratissimi

Video: La compagna del generale: “Farò diventare uomini i suoi cuccioli” – Il ministro Mauro: Siamo addoloratissimi


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26 gennaio, 2014

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