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Caffeina - Peter Gomez racconta il suo giornalismo

“Berlusconi è un morto che cammina”

di Carlos Marighella
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Peter Gomez

Peter Gomez

Peter Gomez a Caffeina

Peter Gomez a Caffeina

Peter Gomez

Peter Gomez

Peter Gomez
Peter Gomez a Caffeina
Il pubblico di Caffeina

Peter Gomez a Caffeina

Peter Gomez a Caffeina

– “Berlusconi è morto che cammina. E lo sa anche lui. Sul Pd sta per arrivare un tir”. E’ un Peter Gomez in grande forma quello che ieri sera ha partecipato a Caffeina (gallery).

Ci doveva essere anche Alessandro Sallusti, il direttore del Giornale, ma ha dato forfait per un malanno.

Gomez, direttore del Fatto quotidiano on line, non poteva non partire da quello che è un vero successo editoriale, almeno per quelle che sono le vendite in Italia. Un’avventura partita da una idea covata insieme a Travaglio per anni. E poi esplosa. Grazie anche all’incontro con Antonio Padellaro “fatto fuori dall’Unità”.

“Siamo partiti con 600mila euro – ha raccontato Gomez ricostruendo la nascita del Fatto quotidiano -, una cifra incredibile per un giornale cartaceo. Poi abbiamo fatto un appello sulla rete per abbonarsi a un giornale senza finanziamenti pubblici e senza editori. Ci sono arrivati 30mila abbonamenti a cento euro l’uno, senza neppure aver visto il giornale. E abbiamo raccolto 3 milioni sulla fiducia”. Come dire un miracolo dovuto ai nomi dei fondatori, ma anche all’individuazione di uno spazio giornalistico libero.

E dopo il Fatto cartaceo, successo anche per l’on line: “Abbiamo quattrocentomila visitatori unici al giorno”.

Cifre importanti ma non enormi, ancora. Ma significative se si pensa che il Fatto è uno dei pochi giornali veri italiani. Nel senso che non ha sovvenzioni dallo Stato e non è finanziato da editori che hanno altri interessi se non quelli di “guadagnare il più possibile con il giornale”. E quindi vive vendendo copie e avendo lettori. E ieri sera, si poteva toccare con mano che molti di coloro che gremivano piazza del Fosso erano dei lettori del Fatto.

Gomez non solo ha ripercorso la storia di quel successo editoriale che è il Fatto, ma ha ricostruito pezzi di tangentopoli (la maxitangente Enimont), la storia di Bisignani che riesce a a tutelare uno come Andreotti, e poi il rapporto tra Indro Montanelli con Berlusconi.

Con Berlusconi che, a seguito delle lamentele di Craxi, definito da Indro Montanelli “una tigre di cartone”, promette di buttare fuori il direttore dal Giornale e poi il giorno dopo non ha il coraggio neppure di telefonargli direttamente.

Paolo Belusconi che, invece, va da Montanelli, sempre per una lametazione, e viene “accompagnato alla porta dal direttore che lo congeda, dicendo che le prossima volta lo avrebbe preso a calci”.

“Indro Montanelli – chiosa Gomez – era un direttore che tutelava e difendeva la sua redazione”. Dopo la discesa in campo del Cavaliere, si arriva alla fondazione della Voce “con una cinquantina di giornalisti che seguirono il direttore”. Tra i quali ovviamente Gomez e Travaglio.

Non sono mancati riferimenti all’attualità.

“Con l’elezione di Angelino Alfano – ha detto Gomez – il Pdl ha fatto un passettino in avanti. Ma quando ho visto che prima lo hanno eletto e poi hanno fatto il dibattito…”.

E poi il voto del Pd sul mantenimento delle province. Sul Pd, le fondazioni e company arriva una frase tipica di quel giornalista investigativo che è Gomez: ”Sul Pd sta per arrivare un tir”. Come dire che le inchieste di questi giorni stanno arrivando anche ai piani alti della politica del centrosinistra.

E poi Gomez spazia, dalla partitocrazia alla Mafia, dalla politica alla magistratura, da Internet al mondo delle pubblicità.

Come dire una bella lezione di giornalismo applicato.


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7 luglio, 2011

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