Sutri – Agaj Asilan può parlare. Ma potrebbe anche non rispondere.
Il 53enne albanese arrestato per l’omicidio della compagna Brunilda Hoxha, di vent’anni più giovane, sarà ascoltato nei prossimi giorni dall’autorità giudiziaria.
Non c’è ancora una data, ma a quanto pare l’interrogatorio si farà presto al Gemelli, per rogatoria. Significa che un gip del tribunale di Roma sarà delegato a raccogliere le eventuali dichiarazioni dell’arrestato, alla presenza del suo avvocato Elisabetta Centogambe.
Dopo aver ucciso la compagna 31enne con sei coltellate il pomeriggio dell’11 novembre, a Sutri, Asilan ha cercato di togliersi la vita.
Prima ha affondato un grosso coltello da cucina più volte nel corpo della donna, tra la pancia e la gola. Poi ha tentato di tagliarsi le vene con un coltello più piccolo. Non riuscendo nell’intento, ha ingerito farmaci e candeggina.
Al Gemelli è arrivato in elicottero e in codice rosso, con ustioni agli organi interni dell’apparato digerente. Fino a pochi giorni fa era intubato, in prognosi riservata e non poteva parlare. Venerdì, i medici hanno sciolto la prognosi: 90 giorni. Tempi di convalescenza lunghi, ma Asilan avrebbe già recuperato la lucidità necessaria per sostenere un interrogatorio.
E’ reo confesso. E’ stato lui a chiamare i carabinieri martedì scorso, dopo aver ucciso la donna che lo aveva ospitato in casa sua, pur frequentandolo da poco tempo. Fiducia mal riposta. Un atto di benevolenza e di apertura di quella 31enne che aveva deciso di dare una chance a quell’uomo che, da appena un mese, si faceva vedere in giro a Sutri.
Nemmeno Brunilda, forse, sapeva che il suo convivente aveva ucciso a picconate la moglie nel 2001. Erano sposati da vent’anni. In un raptus di gelosia, Asilan le avrebbe sfondato il cranio con un “maleppeggio”, una specie di piccone, ma più piccolo, così chiamato nella tradizione popolare perché ‘una punta fa male e l’altra fa peggio’. Condannato a 16 anni in primo grado e a 14 in secondo, Asilan ne aveva scontati nove in carcere. Era uscito solo da quattro anni e il motivo per cui è tornato a uccidere è ancora ignoto.
Gli investigatori hanno le mani legate. Finché il 53enne non parla, sarà difficile trovare un perché a una morte tanto cruenta. Nulla si è potuto ricavare dalle testimonianze dei vicini di casa, che dicono di non aver sentito rumori martedì scorso, quando Brunilda veniva barbaramente ammazzata. Non un urlo. Non i toni di voce amplificati di una discussione. Eppure il piccolo alloggio di via Orlando Paladino 16 è immerso in un minuscolo reticolo di case. Gli appartamenti sono stipati come in un vicolo. L’uno accanto all’altro a dividere pochi metri. Ma alle 15,30, orario approssimativo dell’omicidio, non volava una mosca in quel microcosmo di abitazioni, all’ingresso del centro storico del paese. Un silenzio tale che Asilan, forse, avrebbe anche potuto scappare, invece non l’ha fatto.
Si è consegnato alle forze dell’ordine proprio come la prima volta, quando chiamò per annunciare di aver massacrato la moglie. Una scena fortunatamente risparmiata ai tre figli della 31enne: il più grande di 14 anni vive in Albania; gli altri due, la bambina di 12 anni e il fratellino di 7, erano a scuola.
La sua confessione, martedì, ha portato sulla scena del delitto il pm Chiara Capezzuto, il colonnello Mauro Conte, il maggiore Giovanni Rizzo, gli uomini del nucleo investigativo coordinati dal capitano Giovanni Martufi e della compagnia di Ronciglione, al comando del maggiore Carlo Scotti. Un intero pomeriggio a repertare tracce e anatomizzare la scena del crimine.
Domani, sulla salma della donna sarà eseguita l’autopsia.
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