Capranica – Alla fine ha parlato anche lei.
Dopo lunghe ricerche, ha testimoniato ieri mattina in aula la seconda presunta vittima del radiologo romano, imputato per sequestro di persona e violenza sessuale.
L’uomo è accusato di aver narcotizzato due donne nel 2009, per poi portarle in casa sua a Capranica e abusare di almeno una di loro, quella ascoltata ieri dal collegio dei giudici e che per anni era come sparita.
Una testimonianza che è praticamente la fotocopia di quella dell’altra donna, sentita in aula due anni fa. Anche la 40enne si è ritrovata seminuda sul letto del radiologo, dopo una notte di totale black out.
Si erano conosciuti in chat. Per mesi avevano chiacchierato via computer, senza mai vedersi. Fino all’ottobre del 2009, quando si incontrano una sera per conoscersi di persona, dopo che lei aveva staccato dal lavoro. Da Roma arrivano fino a Capranica. Lui le offre un Campari.
Della notte che passa, non ha nessun ricordo. Sa solo che la mattina si ritrova senza vestiti in un letto che non è il suo. Lui le conferma che hanno avuto rapporti sessuali. Lo dirà anche ai giudici, all’udienza del dicembre 2013: lei era consenziente.
Ma la quarantenne non ha la benché minima idea di cosa sia successo quella notte. Ricorda solo di essersi sentita strana. Come stordita. Si fa accompagnare dal radiologo alla clinica Columbus per un controllo. Poi va dai carabinieri e, da qui, al pronto soccorso.
Dalle analisi risulteranno tracce importanti di benzodiazepina. Gli stessi farmaci che il radiologo aveva in abbondanza a casa sua e che, a suo dire e a dire del suo medico curante, gli servivano per curare gli attacchi di panico.
A ottobre la sentenza.
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