Nepi – Non una frattura. Non un’ecchimosi. Non una cicatrice.
Non c’è traccia di maltrattamenti sui corpi degli anziani ricoverati alla “Serena Senectus”. Lo dicono i periti dell’incidente probatorio, chiamati ad analizzare le salme riesumate dei quattro anziani ospiti della casa di riposo di Nepi.
La struttura finì nel mirino degli inquirenti due anni fa: a novembre 2013 scattarono le manette per la titolare Michelina Miseria e la figlia Rosalia Ceci, mentre un medico fu iscritto nel registro degli indagati dal pm Renzo Petroselli.
Ieri sono venuti al pettine i nodi di un pezzo dell’inchiesta. Il più importante: su madre e figlia pende l’accusa di aver maltrattato gli ultraottantenni della casa di riposo. L’arresto arriva dopo una valanga di intercettazioni ambientali che riprendevano gli anziani legati mani e piedi durante i pasti, schiaffeggiati e insultati.
Le relazioni dei medici legali smentiscono l’ipotesi del “nesso di causalità”: non c’è nessun legame tra la morte degli anziani e i maltrattamenti contestati. I quattro ottuagenari, tre donne e un uomo, le cui salme sono state riesumate per l’incidente probatorio, sarebbero morti per cause naturali. Del tutto indipendenti dalla qualità del loro soggiorno alla “Serena Senectus”.
Un risultato importante, per i difensori delle due donne indagate, Carlo Taormina e Fausto Barili: “La perizia collegiale ha stabilito che non esiste nessun rapporto tra i comportamenti delle nostre assistite e la morte degli anziani – dichiarano -. Esclusa, inoltre, ogni traccia di lesioni”.
In tre casi su quattro, gli accertamenti sarebbero avvenuti a distanza di tempo dalla morte degli anziani. Ma i periti sono stati chiari: “Hanno detto che se ci fossero state lesioni mortali si sarebbero viste comunque”, spiegano i legali.
I Nas contestano anche tutta una serie di carenze strutturali della casa di riposo. Per madre e figlia sarebbe una vittoria scrollarsi di dosso la pesante accusa dei maltrattamenti e arrivare in udienza preliminare con il solo carico di violazioni amministrative. La procura ha comunque i video in mano. E l’ultima parola: gli atti sono tornati al pm Renzo Petroselli che, anche in base alle risultanze dell’incidente probatorio, dovrà decidere se archiviare almeno in parte le accuse o lasciare intatto il quadro accusatorio e far partire gli avvisi di conclusione delle indagini.
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