Roma – Bocche cucite per tutti. O quasi.
Parla solo la psicologa, agli interrogatori di garanzia per l’operazione “The Mask” (video: i rapinatori mascherati in azione – l’operazione dei carabinieri – fotocronaca – slide).
L’unica donna arrestata ha accettato di rispondere alle domande del gip, in carcere a Rebibbia. Gli altri cinque arrestati per rapina aggravata, falso, ricettazione, danneggiamento e sequestro di persona sono tutti a Regina Coeli. E ieri avrebbero fatto praticamente tutti scena muta, davanti al giudice che li interrogava per rogatoria.
Significa che sono comparsi davanti a un gip diverso rispetto a quello del tribunale di Viterbo, Salvatore Fanti, firmatario dell’ordinanza di custodia cautelare che li ha spediti tutti in cella per almeno tre rapine perpetrate tra Lazio e Umbria.
Il primo colpo è del 22 luglio, all’Unicredit di Vasanello: 18mila euro rubati. 8mila il 24 agosto alla banca di Spoleto di Narni. E, infine, 13mila euro portati via da una banca a Nepi, la Bcc, il primo ottobre. Altri tre colpi erano in preparazione tra le province di Viterbo e Perugia. Colpi sventati dopo aver passato al setaccio i filmati delle telecamere di sicurezza e individuato le auto per la fuga.
Subito dopo la rapina a Narni, i carabinieri di Viterbo e Civita Castellana bloccano due rapinatori a Fiano Romano dopo un rocambolesco inseguimento da Orte. Li arrestano in flagranza. Recuperano il bottino. Sequestrano maschere e abiti: uno dei rapinatori aveva ancora addosso la chiave del bagno in cui aveva rinchiuso i dipendenti.
Le maschere di gomma per coprire il viso sono la particolarità di questa indagine, chiamata “The Mask” non a caso. Ora, il lavoro dei carabinieri prosegue scandagliando uno a uno tutti i colpi in banca messi a segno di recente in provincia e fuori, con la stessa strategia della banda arrestata. Il sopralluogo della psicologa sull’obiettivo: foto alla banca, informazioni da raccogliere su numero dei dipendenti e posizione della cassaforte. Poi la macchina per la fuga, da rubare o affittare. E tutto l’armamentario di maschere, occhiali, parrucche, bastoni e taglierini che equivalevano a una specie di divisa per il gruppo.
Un’indagine complessa, secondo il colonnello Mauro Conte. “Ci siamo imbattuti in un gruppo di professionisti delle rapine. Uno degli arrestati è figlio di un componente della Banda della Magliana”. Si tratta di Daniele Virgutto, compagno della psicologa finita a Rebibbia e con un curriculum criminale di tutto rispetto, tra precedenti per evasione, duplice tentato omicidio e tante, tante rapine. Nemmeno lui ha parlato ieri.
Nei prossimi giorni, il gip di Viterbo deciderà sull’unica richiesta di revoca dei domiciliari, arrivata dalla psicologa. Ma per la maggior parte degli arrestati la partita si giocherà quasi sicuramente al tribunale del Riesame.
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