Viterbo – Confermata la sentenza d’appello. Vent’anni agli esecutori materiali del delitto. Dieci e otto anni ai “pali”.
La Cassazione mette il sigillo al caso Ausonio Zappa. Così si conclude l’arancia meccanica nella villa del professore 82enne ucciso dopo un tentato furto degenerato in rapina e omicidio. Era il 28 marzo 2012.
La sentenza
Ieri, la discussione davanti alla Suprema Corte e la sentenza. Respinti i ricorsi delle difese. Dichiarato inammissibile quello delle procura generale presso la Corte d’appello. Risultato: diventano definitive le condanne inflitte nel 2014 dalla Corte d’Assise d’appello di Roma. Vent’anni a Cosmin Petrut Oprea e Adrian Nicusor Saracil. I più giovani e violenti della batteria. Esecutori materiali del delitto. Gli unici a entrare in casa Zappa, la villetta di strada romana 12A a Bagnaia, per rubare.
Daniel Ionel Oprea (fratello maggiore di Cosmin) e Alexandru Petrica Trifan (ritenuto il basista, perché in quella villetta aveva vissuto con la madre, badante della famiglia Zappa) aspettavano in macchina, pronti a caricare gli amici e scappare. In appello presero 10 e 8 anni.
La storia
Una tragedia che sconvolse Viterbo. Dei quattro ventenni romeni della batteria, solo in due (Saracil e Cosmin) entrano nella villa di Zappa, ma l’anziano professore, fondatore dell’Accademia di belle arti di Milano e Viterbo, viene svegliato dai rumori. L’aver sorpreso i ladri in casa gli è fatale: calci e pugni a raffica e poi il colpo alla testa con un oggetto contundente. Zappa muore dopo dieci giorni di agonia all’ospedale Belcolle. Saracil e Cosmin scappano con Trifan e Daniel, che li aspettano fuori dalla villetta.
Quello che trovano vigilanza privata e carabinieri entrando in casa è un anziano a terra che rantola nel suo sangue. Il rintraccio dei quattro è immediato: indagano gli uomini del nucleo investigativo di Giovanni Martufi, coordinati dal pm Paola Conti.
In primo grado, l’ergastolo a Cosmin e Saracil. 16 anni a Trifan. 12 a Daniel. In appello le pene scendono a 20, 10 e 8 anni. Troppo basse per il procuratore generale della Corte d’appello che impugna la sentenza, come anche i difensori di Saracil e Trifan, per il motivo opposto.
Le richieste della procura generale
Ieri, il colpo di scena: una spallata da una procura all’altra. Perché il procuratore generale della Cassazione ha sparato a zero sul ricorso del collega. Per due motivi ne chiedeva l’inammissibilità.
Primo: il pg della Corte d’appello lamentava il mancato calcolo della recidiva per vecchi precedenti, che avrebbe comportato aumenti di pena. Sulla questione si è pronunciata perfino la Corte Costituzionale che ha tagliato corto: la scelta è solo del giudice.
Secondo: la pubblica accusa al processo d’appello non approvava la concessione delle attenuanti generiche. Per il pg della Cassazione il ricorso entrava troppo nel merito dei fatti e non degli aspetti giuridici. Gli unici aspetti che la Suprema Corte può valutare.
Una sentenza che ha seguito alla lettera le indicazioni del pg della Cassazione.
Le reazioni della difesa
“Non abbiamo fatto ricorso perché non vedevamo margini di miglioramento – dichiara l’avvocato Roberto Fava per i fratelli Oprea -. I fatti ci hanno dato ragione. La Corte ha condannato i due imputati che hanno fatto ricorso, Saracil e Trifan, a pagare 6mila euro di spese legali. Questo, almeno, ce lo siamo risparmiato. La situazione di Cosmin è senza dubbio più delicata. Quanto a Daniel, ha già scontato metà della pena: difficilmente tornerà in carcere”.
Dal 2012, Saracil e Cosmin non sono mai usciti da Mammagialla. Trifan era da due anni ai domiciliari con permesso di lavorare. Tornerà in cella. “Domattina (stamattina, ndr) accompagnerò il mio assistito in carcere – dichiara l’avvocato Marco Russo, suo difensore insieme al collega Cesare Gai -. Ha già scontato quasi metà della pena. Ci sono margini per ottenere misure alternative. Certamente non è felice, ma è sereno: abbiamo fatto tutto ciò che era umanamente possibile”.
Russo e Gai chiedevano il ritorno degli atti alla Consulta per valutare la costituzionalità del concorso anomalo. Norma applicata al caso Zappa e, in particolare, a Trifan e Daniel: non hanno neppure sfiorato la vittima ma, per concorso anomalo, rispondono di omicidio. Per gli avvocati è incostituzionale. “Ho apprezzato che il procuratore generale si sia soffermato sulle nostre argomentazioni e che ne abbia condiviso il senso, invitando la Corte ad avere il coraggio di riflettere su questa norma. Per noi è un principio tutto da rivedere”.
Stefania Moretti
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