Viterbo – “Hanno condannato a morte chi non conosceva il Corano”.
Il lavaggio del cervello e non le bombe o le cinture esplosive. E’ questa per Magdi Allam l’arma in mano ai terroristi islamici. Quella che fa strage di vittime innocenti. Quella che venerdì sera a Dacca ha spezzato le vite di diversi italiani, tra cui quella della viterbese Nadia Benedetti. Barbaramente uccisi per non aver saputo recitare i versetti del Corano. Allam chiede all’Italia di prendere provvedimenti. Prima che sia troppo tardi.
Come commenta i fatti di Dacca?
“E’ un giorno di lutto per l’Italia – esordisce Allam -, perché i nostri compaesani sono stati massacrati dai terroristi islamici. Persone che sono state barbaramente uccise, sgozzate, in quanto non musulmane. La selezione è stata fatta proprio in base al sapere o meno leggere o recitare i versetti coranici.
I musulmani, quindi, sono stati lasciati liberi. Vivi. Gli altri, invece, sono stati uccisi. E’ ora di finirla. Basta negare che i terroristi islamici siano collegati a filo doppio con l’Islam.
Ormai siamo di fronte a un terrorismo che è globalizzato. E’ dentro casa nostra. Potremmo e dovremmo sconfiggerlo nella consapevolezza che l’arma che usa non sono le bombe, i kalashnikov o le cinture esplosive, ma il lavaggio del cervello che trasforma le persone in robot della morte. E avviene attraverso una predicazione di odio e violenza che si ispira e trae linfa vitale da ciò che Allah prescrive nel Corano e da ciò che ha detto o fatto Maometto”.
Perché colpire il Bangladesh?
“E’ un paese a maggioranza islamica, in cui, negli ultimi decenni, il radicalismo islamico è cresciuto fortemente e dove il terrorismo islamico è diventata una realtà particolarmente virulenta e aggressiva che ha infierito contro cristiani, indù e che, in generale, ha colpito gli stranieri. L’attentato di venerdì sera è un attentato che ha voluto deliberatamente colpire gli italiani. Il locale, infatti, è attiguo all’ambasciata italiana a Dacca e frequentato da stranieri, ma soprattutto da italiani. E’ stato un chiaro messaggio a quelli che considerano miscredenti, ma in particolare all’Italia”.
Hanno agito in nome della religione, dunque.
“E’ nei fatti. Hanno condannato a morte quelli che non erano in grado di recitare i versetti del Corano, stabilendo che i non musulmani dovessero essere uccisi e gli altri rilasciati. Più chiaro di così”.
Come si pone un argine a tutto ciò?
“Dobbiamo bonificare le moschee e i siti in cui si propaganda la guerra santa e islamica e i canali che diffondono l’ideologia che nega la sacralità della vita, la pari dignità tra uomo e donna, la libertà religiosa e quella stessa dei musulmani di potersi convertire. Fare tutto ciò, nel rispetto delle nostre leggi laiche. Nell’ottemperanza delle regole su cui si fonda la civile convivenza. Nella condivisione dei valori della nostra civiltà occidentale”.
L’Italia è a rischio quindi.
“L’Italia è sicuramente a rischio. E’ il porto franco del terrorismo islamico in Europa e l’approdo sicuro per centinaia di migliaia di clandestini che sono prevalentemente islamici e che, nel corso degli anni, sono potuti entrare nel nostro paese senza documenti e senza essere identificati. L’Italia è pesantemente infiltrata di cellule terroristiche islamiche. E’ arrivato il momento, prima di tutto, di esserne consapevoli e poi di rimboccarci le maniche e salvaguardare il nostro territorio, tutelando la vita, la libertà e la dignità nostra e dei nostri figli”.
Quali provvedimenti dovrebbe adottare il governo?
“Quelli che ha annunciato lo scorso 13 novembre François Hollande, dopo che Parigi è stata insanguinata da atroci stragi terroristiche islamiche. La sera stessa usò le stesse parole del titolo del mio libro, dicendo che “Siamo in guerra”. Annunciò quindi l’imposizione dello stato di emergenza, la chiusura delle frontiere, un controllo rigorosissimo nei confronti delle migliaia di persone sospettate di collusione col terrorismo islamico, la chiusura delle moschee violente e nuove risorse per le forze dell’ordine, per l’esercito e i servizi segreti. E’ necessario che l’Italia faccia propri questi provvedimenti e che intervenga – conclude Allam -. Senza aspettare che anche da noi ci sia, prima una strage, poi la dolorosa conta dei morti e solo dopo la reazione”.
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