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Viterbo - Strage a Dacca - Fioroni (Pd) mette in allerta: "L'Isis cambia strategia, è il Mumbai style"

“Colpiscono la popolazione per diffondere il terrore”

di Giuseppe Ferlicca
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Dacca - L'Holey Artisan Bakery prima dell'attentato

Dacca – L’Holey Artisan Bakery prima dell’attentato

Viterbo - Caffeina Polis - Giuseppe Fioroni

Viterbo – Caffeina Polis – Giuseppe Fioroni

Viterbo – “Una vicenda di una barbarie raccapricciante che investe una nostra concittadina intelligente e capace”.

Strage in un ristorante a Dacca. Venti morti, nove italiani, tra cui l’imprenditrice viterbese Nadia Benedetti. Anche per Giuseppe Fioroni, deputato Pd, difficile trovare le parole per descrivere così tanta assurda violenza.

“I miei i ricordi si perdono nel periodo in cui ero sindaco di Viterbo. La ricordo, donna intelligente e capace. Ha avuto il coraggio di non fermarsi e andare avanti. La sua è una famiglia d’imprenditori seri e per bene che ha lavorato e fatto lavorare gente”.

E’ tempo d’alzare la guardia per Fioroni. “Ormai siamo in una fase del terrore, il Mumbai style, come l’ha definita un gruppo d’esperti in intelligence di 56 diversi Paesi.

Dietro al termine si nasconde un cambio di strategia da parte di questi criminali”.

Mumbai style, attacchi indiscriminati e ripetuti, non più a grandi obiettivi, ma in ristoranti, aeroporti, bar o discoteche.

“Attacchi terroristici contro soft target – continua Fioroni – obiettivi leggeri, che puntano a colpire la popolazione civile inerme. Attacchi ancora più pericolosi”.

E’ cambiata la strategia. “Prima prendevano terroristi dall’Europa e altre parti del mondo per portarli nel califfato. Ora questo non è possibile perché il Califfato stesso sta saltando.

Quindi stanno puntando all’attentato diffuso, non più grossi ma piccoli obiettivi, per creare terrore diffuso e generalizzato. Un cambio che impone ai governi europei d’essere sempre più pronti per fronteggiare la strategia del terrore, questa barbarie allucinante.

Turchia, Francia, Belgio, Bangladesh. Ormai è chiaro che qualcosa è cambiato”.

L’Italia deve fare fronte comune con gli altri paesi europei. “La collaborazione deve continuare e la vigilanza essere stretta. C’è la necessità d’estirpare il califfato nei luoghi d’origine, ma al tempo stesso colpire la nuova strategia.

Prima prendevano persone, le addestravano e colpivano, come per Al Queida nel 2001 alle Torri gemelle.

Oggi non prendono nessuno. Tengono tutti a casa e li alimentano per colpire soft target”.

Niente panico, ma occorre essere informati e preparati. “C’è un articolo di Maria Antonietta Calabrò – conclude Fioroni – che si è occupata da sempre di politica estera e sicurezza per il Corriere della Sera, in cui si comincia a parlare del Mumbai style.

C’è la necessità senza generare panico, di prepararsi a sapere che questa base di terrorismo c’è. Perché la strategia è cambiata. Non si allenano e poi fanno il colpo grosso, ma fomentano dove stanno e costruiscono una rete.

Quando a febbraio il ministro francese Manuel Walls ha ripetuto che attacchi terroristici in Europa erano una certezza, non pensava a colpi eclatanti, ma ad altri che colpiscono obiettivi minori e che contano su un’organizzazione dell’Isis direttamente sul territorio, dove poi si mette a segno l’attentato stesso”.

Giuseppe Ferlicca


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4 luglio, 2016

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