Viterbo – “Delle 14 virtù non era rimasto più nulla”. Un ispettore dei beni archeologici racconta in aula i sopralluoghi a palazzo Spreca, effettuati dopo la denuncia del professor Enzo Bentivoglio. Fu quest’utlimo ad accorgersi di alcune opere sottratte dall’edificio viterbese ed esposte a palazzo Venezia a Roma.
Per questo episodio sono finiti a processo un antiquario umbro e il proprietario dell’edificio da cui sono state sottratte 14 virtù profane. Le opere, di fine Quattrocento, sarebbero state staccate, vendute ed esposte alla Biennale internazionale di antiquariato di Roma. Era il 2012.
Davanti al giudice Giacomo Autizi, in sei hanno risposto alle domande della pm e dei difensori dei due imputati. Questi sono finiti alla sbarra, a vario titolo, per danneggiamento, ricettazione e violazione delle norme sul patrimonio artistico. L’accusa, in pratica, è quella di aver venduto un bene inalienabile perché vincolato.
I sei (ispettori, soprintendenti, critici d’arte e tecnici comunali) hanno tutti eseguito sopralluoghi a palazzo Spreca. Sopralluoghi effettuati accanto all’ispettore di polizia giudiziaria Felice Orlandini. Ascoltato lo scorso luglio, si occupò degli affreschi strappati e poi rivenduti dopo la segnalazione di Bentivoglio. Fu lui ad accorgersi dell’anomalia. Molti dei suoi libri sono dedicati al patrimonio artistico viterbese, e il suo occhio esperto riconobbe subito uno degli affreschi: lo ricordava sulle mura dell’antico palazzo nel centro storico.
Le indagini partono proprio da questa segnalazione, lo ricorda l’ispettore dei beni archeologici. “Dopo la denuncia – dice in aula – ho iniziato a esaminare alcuni documenti per individuare la sala da cui erano state strappate le opere d’arte. Poi il sopralluogo. In quell’occasione ho notato che, a differenza di quanto riportato negli scritti, mancava il lavabo, il soffitto in ligneo era integro ma senza lo stemma centrale e non c’erano più le 14 virtù profane”.
L’ispettore ricorda solo le cornici, che sarebbero state lasciate sulla mura della sala. Poi, a distanza di tempo, un secondo sopralluogo. “Questo è stato effettuato al momento del sequestro – sottolinea in aula -. In quest’occasione, a differenza del primo intervento, ho notato che mancava parte del soffitto ligneo che era stato distrutto; erano state lasciate solo le travi. Ciò che mi ha colpito sono state soprattutto le pareti: erano state totalmente ripulite. Le cornici non c’erano più. Molto probabilmente erano state eliminate per non lasciare più traccia delle opere strappate”.
Le 14 virtù profane furono recuperate a Spoleto, nello studio di un antiquario finito prima nel registro degli indagati e poi a processo. Dello strappo degli affreschi si è occupata fin dalla prima ora la task force di investigatori incaricata dall’ex procuratore capo Alberto Pazienti e specializzata nella tutela del patrimonio artistico.
A febbraio la prossima udienza, quando verranno ascoltati altri quattro dei 29 testimoni della pubblica accusa. Quello dei tesori di palazzo Spreca è un processo che non si preannuncia breve, le stesse udienze durano ore. Con lo spettro della prescrizione.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY