Bolsena – Giuseppina Casasole, la 60enne di Bolsena trovata cadavere in burrone a Limone Piemonte, in provincia di Cuneo, “quella profonda ferita alla testa non se l’è fatta cadendo”. Lo riporta il quotidiano La stampa, citando gli esperti che avrebbero analizzato la salma della donna. “E’ innaturale che Giuseppina abbia la testa spaccata, ma tutto attorno ci siano pochissime tracce di sangue. La ferita, profonda, sopra la nuca, non pare riconducibile a una caduta tra gli alberi. Piuttosto, a un colpo violentissimo, sferrato alle spalle da chi impugna una mazza, un bastone, una grossa pietra. Ma lo ha fatto lì o altrove?”.
Per gli inquirenti, la morte di Casasole è il frutto di un omicidio volontario, di cui è accusato il 19enne Samuele Viale, in carcere da mercoledì 7 giugno. Avrebbe confessato, raccontando di aver agito, il 30 maggio scorso, in preda alle allucinazioni da lsd: “L’ho uccisa io, non so perché. Avevo preso lsd, sentivo voci. Una musica diceva di farlo, avevo allucinazioni. L’ho spinta e fatta cadere sotto”, avrebbe il 19enne ai carabinieri , una settimana dopo il ritrovamento del cadavere. Avrebbe sferrato alla vittima un violento calcio alla schiena, mentre questa, uscita nel primo pomeriggio per una passeggiata col cane, stava raccogliendo dei fiori.
“Difficile credergli – scrive La stampa -. Vista la conformazione del terreno, il corpo forse non è arrivato da solo sul sentiero di sotto che costeggia un piccolo torrente nel vallone di san Giovanni. ‘Posizione innaturale rispetto a una normale caduta da un pendio’, dicono gli esperti davanti alla salma: viso nel terreno, braccia alzate parallele, distese in avanti sopra il capo, le gambe sollevate. Come se qualcuno l’avesse trascinata per i piedi, e quindi adagiata tra gli arbusti. Che nelle immediate vicinanze, non sono piegati”.
Nei giorni scorsi il gip del tribunale di Cuneo ha accolto la richiesta di incidente probatorio della pm Carla Longo: uno psichiatra dovrà valutare la capacità di intendere e di volere dell’arrestato. Il pubblico ministero ha inoltre chiesto una perizia sugli abiti indossati da Viale e dalla vittima per cercare tracce biologiche. L’obiettivo è far luce e ricostruire, con precisione, cosa sia successo il pomeriggio di quindici giorni fa. La procura vuole fare chiarezza su probabili retroscena, per questo attende l’esito dell’autopsia sul corpo della donna.
“Ai soccorritori che quella notte hanno ritrovato il corpo di Giuseppina Casasole, la scena è subito sembrata strana – continua La stampa -. E quella caduta, molto improbabile. La scarpata è sì ripida, ma inframezzata da tanti alberi. Impossibile, anche rotolando, che la donna sia precipitata di sotto in linea retta, senza fermarsi quasi subito contro il fusto di una pianta. Nemmeno con un forte calcio alla schiena, come sostiene di aver fatto Samuele Viale, 19 anni, operaio e idraulico di Limone: il giovane ha confessato l’omicidio della piccola imprenditrice agricola, originaria di Viterbo, ma da tempo trasferitasi in paese insieme a una figlia minorenne”. Che, stando sempre alla Stampa, conosceva l’arrestato.
A proseguire sono anche le indagini dei carabinieri. Al momento non ci sarebbero altri indagati, ma i militari starebbero ricostruendo gli ultimi spostamenti di Viale. L’obiettivo è chiarire con chi il giovane abbia avuto contatti nei giorni in cui ha raccontato di aver assunto droga e di aver sofferto di allucinazioni. Sempre La stampa avanza l’ipotesi della vendetta, dopo alcune frasi della 60enne contro i giovani di Limone Piemonte, dove vive anche Viale.
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