Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

'Ndrangheta - Nicola Figliuzzi ai magistrati, dopo essere stato arrestato con un uomo che viveva nel comune viterbese

Un pentito: “A Canino per far male a uno che ci dava fastidio…”

Condividi la notizia:

Nicola Figliuzzi

Nicola Figliuzzi

Salvatore Callea

Salvatore Callea

Mauro Graziano Uras

Mauro Graziano Uras

Vasvi Beluli

Vasvi Beluli

Arben Ibrahimi

Arben Ibrahimi

Canino – “La mia vita criminale inizia nel 2010, 2011. In quel periodo ho conosciuto Salvatore Callea che mi invitò a Canino per fare un danneggiamento, perché c’era un soggetto che gli mandava sempre i carabinieri in un bar che aveva lì a Canino. Successivamente siamo stati arrestati con Callea per delle lesioni che lui, in quell’occasione, aveva provocato proprio al soggetto che voleva danneggiare. Ma siamo stati liberati”. Nicola Figliuzzi parla al procuratore aggiunto e al pm di Catanzaro, e le sue dichiarazioni sono state riprese dal quotidiano online il Vibonese.

Figliuzzi, 27 anni, è in carcere da due settimane, da quando i carabinieri hanno eseguito l’ordinanza d’arresto del gip del tribunale di Reggio Calabria, a carico suo e di altre cinque persone, tra cui Salvatore Callea, che viveva a Canino. Per gli inquirenti sono “responsabili (a vario titolo, ndr) dell’omicidio di Giuseppe Canale avvenuto il 12 agosto 2011 durante un agguato a Gallico, frazione di Reggio Calabria. Le indagini – spiegano gli investigatori – hanno inquadrato il delitto in un contesto di criminalità organizzata, pianificato e realizzato in risposta all’omicidio di Domenico Chirico, esponente apicale dei Condello, avvenuto il 20 settembre 2010”.

Per l’omicidio di Canale, secondo gli inquirenti, Callea avrebbe “reclutato i killer, assicurandogli il necessario supporto logistico e garantendogli la fuga a bordo della propria auto”. Sarebbe stato invece Figliuzzi, “appartenente alla fazione di ‘ndrangheta delle preserre vibonesi, a eseguire materialmente l’agguato”. Per gli investigatori, gli arrestati avrebbero anche “agevolato l’attività della ramificata organizzazione di tipo mafioso denominata ‘ndrangheta. E, in particolare, della preminente articolazione territoriale della cosca ‘Condello-Chirico’ di Gallico di Reggio Calabria”.

Nicola Figliuzzi viene arrestato già a novembre 2012. Allora aveva solo 22 anni. Finisce in manette insieme ad altre dieci persone, tra cui tre residenti a Canino: Mauro Graziano Uras, il macedone Vasvi Beluli e lo jugoslavo Arben Ibrahimi. A vario titolo, erano accusati di omicidi e tentati omicidi che gli inquirenti inquadravano nella faida tra clan di ‘ndrangheta nel Vibonese.

Anche Callea, che risiedeva sempre a Canino, era già stato arrestato. Nel luglio 2013. E in quell’occasione vennero raggiunti da una nuova ordinanza di custodia cautelare pure Uras, Beluli e Ibrahimi. Per la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, gli ultimi tre erano parte del braccio armato della cosca Patania di Stefanaconi, in provincia di Vibo Valentia. Di assodare i due stranieri, si sarebbe occupato lo stesso Uras, insieme ad altri componenti della ‘ndrina.

Uras e il macedone Beluli si sarebbero macchiati pure dell’omicidio di Francesco Scrugli. Il 42enne, esponente della ‘ndrina di Piscopio, fu ucciso a colpi di pistola il 20 marzo 2012, nella zona della marina vibonese. Già un mese prima i Patania avevano cercato di eliminarlo. Scrugli aveva subito un attentato l’11 febbraio, a pochi metri dalla questura di Vibo. A sparare sarebbe stato Ibrahimi.

Oltre al tentato omicidio di Scrugli, lo jugoslavo si sarebbe macchiato anche del delitto di Giuseppe Matina, freddato nel febbraio 2012 a Stefanaconi e pure lui vittima di un attentato pochi mesi prima.
Il macedone Beluli sarebbe inoltre reo confesso dell’efferato omicidio di Davide Fortuna, altro affiliato al clan rivale dei Patania. Beluli uccise Fortuna a 31 anni, davanti a madre, moglie e figli. Un’esecuzione sotto il sole cocente, sulla spiaggia di Vibo, il 6 luglio 2012, con una scarica di proiettili esplosi da una calibro 9 parabellum.


Condividi la notizia:
24 novembre, 2017

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/le-strane-pose-di-milo/