Viterbo – Vasvi Beluli, il killer reoconfesso della cosca Patania, è tornato ieri mattina nel palazzo di giustizia come imputato in un processo per detenzione e spaccio di droga.
Beluli, noto come “Jimmy il macedone”, era stato arrestato a Canino nel blitz del 20 novembre 2012 degli uomini della squadra mobile di Viterbo e Vibo Valentia, coordinate dalla Dda di Catanzaro.
Le indagini erano partite dopo una serie di presunti omicidi che avrebbero riguardato la faida tra le cosche della ‘ndrangheta Patania di Stefanaconi e quella dei Piscopisani, della frazione Piscopio di Vibo Valentia.
Beluli, dopo l’arresto, si dichiarò l’esecutore dell’omicidio di Davide Fortuna, il 31 enne ucciso in spiaggia a Vibo Valentia il 6 luglio 2012.
Secondo la sua confessione avrebbe sparato alla vittima, sdraiata su un telo da mare, sotto gli occhi della moglie, dei figli e della madre, con una pistola calibro 9 parabellum.
Ieri mattina Beluli è entrato scortato dagli agenti penitenziari nell’aula vuota. Poi le porte si sono riaperte per tutti poiché l’udienza era pubblica, ma di fronte alla sua sedia è stato posizionato un paravento per proteggerlo da occhi indiscreti.
L’episodio per il quale era in tribunale ieri riguardava un arresto per detenzione e spaccio di droga del gennaio 2011. Un processo, secondo il suo attuale legale, di cui Beluli non sarebbe venuto a conoscenza.
“Il mio assistito è detenuto dal 20 novembre 2012 – ha spiegato l’avvocato al giudice – e non è mai stato messo a conoscenza della fissazione dell’udienza preliminare né tantomeno del rinvio a
giudizio. Chiediamo dunque la nullità di tutto ciò che è stato fatto dalla chiusura delle indagini in poi”.
Il giudice dopo una breve camera di consiglio ha rigettato la richiesta del legale e disposto il proseguo del procedimento.
In aula sono stati quindi ascoltati due militari dell’Arma: il carabiniere che ha effettuato i controlli sulla droga sequestrata a Beluli, e un maresciallo che partecipò al pedinamento la sera del suo
arresto. Si tratta di 21 grammi di cocaina racchiusa in un involucro di cellophane. Circa due dosi e mezzo di sostanza stupefacente.
“Stavamo seguendo una macchina con lui a bordo – ricorda il carabiniere che si occupò delle indagini -. A un certo punto lui è sceso e ha posato a terra qualcosa. Dopo pochissimo siamo andati a controllare e c’era la droga”.
Il processo continuerà a maggio.
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