Viterbo – Il clima impazzito ha messo in ginocchio l’agricoltura. Ma la Coldiretti, nonostante tutto, non molla di un centimetro e per questo 2018 ha le idee molto chiare: “Vogliamo diventare lo strumento essenziale dell’azienda agricola”.
Le parole sono del numero uno dell’associazione di Viterbo Mauro Pacifici.
Presidente cosa non è andato nel 2017 per l’agricoltura nella Tuscia?
“Quello che non ha funzionato è sotto gli occhi di tutti. La gelata tardiva di aprile è stata una piaga che ha aperto la stagione e
messo a dura prova le aziende agricole, soprattutto quelle che producono vino, kiwi, nocciole e ortofrutta. Abbiamo aperto l’annualità in maniera anomala e purtroppo è proseguita peggio con la siccità di novembre. Siccità che ha investito tutti i settori, a partire da quello zootecnico. Non ci sono stati i foraggi, il fieno è risultato insufficiente e gli allevatori hanno dovuto ricorrere a scorte che prima non servivano. Ovviamente le cose che non sono andate non sono colpa di qualcuno ma solo dei mutamenti climatici che purtroppo sono all’ordine del giorno”.
E c’è stato invece qualcosa che ha funzionato?
“Sembra strano ma sono andate, principalmente, le pratiche burocratiche. Il psr, i primi insediamenti. Da Viterbo sono partiti tantissimi primi insediamenti, richieste di nuovi giovani agricoltori che grazie all’intervento della Coldiretti sono riusciti a vedersi approvare, con dotazioni economiche accessorie, questi finanziamenti. Un risultato importante visto che è arrivato a tutti coloro che hanno fatto richiesta, senza esclusioni”.
Quindi nonostante la crisi e i cambiamenti climatici ci sono tanti giovani che cercano lavoro in qusto settore?
“Sì, e questo ci rallegra. Abbiamo dati che confermato questo trend e alle facoltà agrarie ci sono molti più iscritti. Io leggo questo fenomeno in due modi: per fare l’agricoltore, l’allevatore, non basta avare voglia di farlo, ma serve dedizione che può passare sopra perdite economiche, cosa che imprenditore comune deve tenerne conto. Per questo penso i giovani sono molto coraggiosi. E soprattutto la grande crisi che abbiamo vissuto in questi anni ha ridato valore a ciò che lo aveva in origine, al settore primario fonte di produzione cibo”.
Cosa salva di questo 2017 difficile?
“Sicuramente la castagna. E’ ripresa la produzione, le piante stanno reagendo bene anche se hanno sofferto la siccità. La raccolta è stata discreta e la calibratura piccola. Ma la nota positiva è sicuramente che stanno ritornando a produrre. Non si può dire lo stesso delle altre produzioni. L’olio è in calo anche se la la resa per quintale è aumentata. Le nocciole hanno sofferto la gelata in alcuni punti e la siccità in tutti i punti di produzione, sono state bersagliate su più fronti. Anche se il prezzo sta tenendo. Il vino ha avuto la batosta siccità, che ha portato grandi perdite di quantità di prodotto e si è difeso meno bene”.
Quali sono le battaglie condotte da Coldiretti di cui va più fiero?
“Sicuramente quella dell’etichettatura per la tracciabilità abbinata al latte bovino. Un’operazione che ha dato una grossa mano alla aziende e anche al consumatore che oggi sa cosa sceglie con maggiore trasparenza. Abbinata a questa c’è la battaglia contro l’olio di palma, che ha fatto sì che molte aziende hanno iniziato a scegliere il burro per i loro prodotti portando a un aumentato del 100% della richiesta di burro e questo ha spinto il prezzo latte. E poi la guerra del grano. Le aziende stanno smettono di produrlo c’è un allarmante calo di produzione, la Coldiretti per cercare di arginare questo fenomeno ha messo in campo due azioni forti. L’etichettatura della pasta prodotta con farina italiana e abbiamo portato alla ribalta il problema del glifosato”.
Quali battaglie porterete avanti nel 2018?
“Per il 2018 la battaglia di Coldiretti sarà mantenere le prerogative conquistate fino ad oggi, sgravi fiscali, regimi fiscali agevolati. E poi la multifunzionalità delle aziende agricole, dalle competenze per il verde pubblico alla somministrazione di cibo in street food. Queste ultime sono le ultime due conquiste portate a segno da Coldiretti. Vorremmo quindi spingere, oltre ai mercati di campagna amica, lo street food. Per riassumere per questo 2018 vorremmo portare a casa l’etichettatura della pasta, spingere sullo street food, aiutare le aziende per il verde pubblico. E poi riuscire a togliere alcuni fardelli alle imprese agricole in modo che possano gestire meglio il loro lavoro. Coldiretti infatti sarà anche consulenza, tecnica, finanziaria e amministrativa. Puntiamo a diventare lo strumento essenziale dell’azienda agricola”.
Maria Letizia Riganelli
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