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Omicidio Casasole - Il ventenne, che ha ucciso una viterbese in Piemonte, era stato in un primo tempo dichiarato incapace di intendere e di volere

Viale guarito secondo uno psichiatra, affidata una nuova perizia

di Silvana Cortignani
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Samuele Viale

Samuele Viale – L’omicida reo confesso di Giuseppina Casasole

L'avvocato Francesco Massatani

L’avvocato Francesco Massatani assiste il figlio della vittima

Viterbo – “E’ guarito, una condizione che sorprende alla luce della diagnosi di schizofrenia”, dice l’ultimo psichiatra che ha visitato Samuele Viale, l’assassino di Giuseppina Casasole. Da qui la decisione del gup di procedere a ulteriori accertamenti, come chiesto dai familiari e dallo stesso pm.

Il giovane, 20 anni, era stato dichiarato incapace di intendere e di volere. Ma dopo l’incidente probatorio sarebbe miracolosamente guarito dalla schizofrenia. Da qui la decisione del gup di procedere a ulteriori accertamenti, come chiesto dai familiari e dallo stesso pm. 

Uccide una donna, confessa il delitto e passa per schizofrenico, evitando il carcere e finendo in un reparto psichiatrico. Guarisce miracolosamente a distanza di meno di un anno, dopo che l’incidente probatorio lo ha dichiarato incapace di intendere e di volere. Troppo per non far sorgere nei giudici il sospetto sulla reale sussistenza del presunto vizio di mente grazie al quale un ragazzo appena ventenne che rischia l’ergastolo potrebbe evitare il processo per omicidio volontario. 

E’ Samuele Viale, l’assassino di Giuseppina Casasole, la 59enne viterbese ritrovata cadavere in fondo a un burrone il 30 maggio 2017 in Piemonte.

Secondo la relazione redatta lo scorso maggio dallo psichiatra della Asl di Cuneo che ha visitato Samuele Viale: “Non vi sono evidenti segni o sintomi di psicosi in atto (…) non si rilevano deliri, allucinazioni, disorganizzazione dell’eloquio (…) condizione di buon compenso psichico che sorprende e fa ben sperare alla luce della diagnosi di disturbo schizofreniforme”.

Il medico, inoltre, evidenzia: la “rapida scomparsa dei sintomi”, la “totale assenza dei criteri per diagnosticare la schizofrenia, essendo trascorsi oltre sei mesi”, la “completa remissione del quadro appartenente allo spettro schizofrenico”, “un evento piuttosto raro, ma del quale si prende atto”.

Per questo, come ha sempre sostenuto l’avvocato Francesco Massatani, che assiste il figlio della vittima, nei giorni scorsi è stata affidata una nuova perizia psichiatrica, disposta dal tribunale di Cuneo per accertare seViale sia davvero incapace di intendere e di volere. L’esito sarà illustrato in aula il prossimo 12 novembre e fino a quella data i familiari della vittima possono sperare in un processo e nella condanna dell’assassino reo confesso. 

Quello che inizialmente sembrava un tragico incidente durante una passeggiata in montagna nel vallone San Giovanni, sopra Limone Piemonte, è diventato tre giorni dopo un omicidio volontario quando il ventenne Samuele Viale si è attribuito la responsabilità del delitto, dicendo di avere agito in preda alle allucinazioni da lsd. 

L’incidente probatorio si è chiuso lo scorso 11 dicembre con l’omicida Viale dichiarato dal consulente nominato dal gip  incapace di intendere e di volere al momento dei fatti e soggetto socialmente pericoloso.

Una perizia duramente contestata dalla famiglia, in particolare dal figlio di Giuseppina, Guglielmo Selvaggini, assistito dall’avvocato Francesco Massatani, secondo le cui indagini difensive fino al giorno prima del delitto Samuele Viale sarebbe stato bene, tanto da avere il patentino, mentre il giorno successivo è finito in un reparto psichiatrico.

Secondo la memoria presentata dall’avvocato Francesco Massatani: “Nell’immediatezza dei fatti Viale ha avuto la prontezza e la lucidità di lavarsi nel torrente per rimuovere le tracce di sangue dai propri abiti. L’imputato, giunto a casa, ha lasciato i vestiti e gli scarponcini davanti alla lavatrice, al fine di farli lavare, cosa che la compagna del padre ha subito fatto. E’ poi fuggito, dando prova di avere piena consapevolezza delle conseguenze a cui sarebbe andato incontro”, sottolinea il legale. 

Nelle attestazioni medico-sanitarie acquisite agli atti durante l’incidente probatorio si parla di “comportamenti teatrali e bizzarri” adottati dall’indagato, lasciando intendere che stesse recitando un ruolo per gli altri o per se stesso.

“La consulenza non appare attendibile – scrive Massatani –  in quanto non eseguita con metodo scientifico, verificabile con riscontri oggettivi. Si fonda infatti in maniera pressoché esclusiva sulle dichiarazioni o esternazioni dell’indagato, cui viene riconosciuta intrinseca attendibilità, nonostante abbia primario interesse a far dichiarare la propria incapacità di intendere e di volere”. 

Quindi il patentino: “Il medico della Asl – sottolinea Massatani – certifica che Viale è esente da malattie fisiche o psichiche”.

Silvana Cortignani

 

 


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14 luglio, 2018

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