Viterbo – Processo Cev, oggi è il giorno della discussione per l”unico imputato rimasto a giudizio, dopo lo stillicidio di prescrizioni che nel corso di oltre un lustro ha ridotto a uno solo i 35 indagati iniziali, già scesi a 26 dopo l’udienza preliminare. Le indagini risalgono al 2007.
E’ quel che resta del maxiprocesso, scaturito da una delle più rilevanti inchieste sulla pubblica amministrazione della procura della repubblica di Viterbo, che ha passato al setaccio cause ed effetti del buco milionario della società municipalizzata.
L’unica posizione rimasta in piedi è quella dell’ingegnere Claudio Ciucciarelli, l’unico a dover rispondere di concussione, difeso dagli avvocati Fausto Barili e Carlo Taormina. Parte civile un imprenditore sesantenne, l’impiantista della piscina comunale, l’unico privato, assistito dall’avvocato Antonio Rizzello.
Tutte le altre accuse sono venute meno, dall’emissione di fatture false all’abuso d’ufficio. Fino alla più grave di tutte: l’associazione per delinquere contestata a 17 indagati, tra i quali l’ex city manager Armando Balducci e l’ex sindaco Giancarlo Gabbianelli. Secondo i pm Pacifici e D’Arma dietro l’affidamento dei servizi da parte del Cev a un esiguo numero di imprese private, tutte facenti parte del consorzio, c’era un disegno preordinato, che faceva capo ai vertici politici della pubblica amministrazione. Ha tenuto duro Gabbianelli, che dopo ripetuti rifiuti, soltanto lo scorso 5 giugno, a pochi giorni dal primo turno delle ultime amministrative, ha accettato la prescrizione.
La presunta vittima di Ciucciarelli è il titolare di una ditta di Capranica, Claudio Londero, a suo dire rovinato realizzando in subappalto, tra il 2003 e il 2004, gli impianti della piscina comunale della Pila e quelli per l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti di tre suole del capoluogo, all’Ellera e al Carmine.
Per Londero un subappalto nato male, con un ribasso del 25% da parte della dita appaltatrice che gli ha fatto la proposta, accettata firmando un contratto col Cev. “Contavo sulla manutenzione, ma in corso d’opera mi sono trovato in remissione”, ha detto Londero durante il processo al collegio.
Avrebbe chiesto a Ciucciarelli, il progettista, di poter acquistare prodotti meno onerosi, a parità di qualità, rispetto a quelli indicati nel capitolato. “Lui mi rispose che se gli facevo gratis gli impianti nel suo nuovo ufficio, potevo montare quello che mi pareva. Se gli serviva qualcosa, veniva in piscina e cominciava a criticare, e io, che avevo il cantiere aperto, dicevo sì a tutte le richieste”, ha raccontato in aula la vittima.
Nel 2004, quando era in piena crisi, Ciucciarelli lo avrebbe costretto a un “lavoro a perdere”, facendogli installare dei pannelli fotovoltaici su tre edifici comunali. “Ma dovetti emettere alla ditta fornitrice una fattura falsa da 32mila euro più Iva, per un totale di 38.400 euro, per un collaudo che io non ho mai eseguito – ha proseguito Londero – a me lasciò l’Iva, per sé trattenne i 32mila euro, che si fece dare in più tranche in contanti. Quando gli diedi l’ultima parte mi disse che quei soldi servivano ai politici per andare in ferie”.
Ciucciarelli si è difeso contrattaccando, con il difensore Taormina che ha tirato fuori i lavori in giro per l’Italia che l’imprenditore avrebbe ottenuto grazie all’amicizia con l’imputato, fino a fargli ammettere: “C’erano rapporti, lui organizzava feste coi politici ed eravamo invitati”.
Le indagini della procura di Viterbo sono partite nel 2007 dal sequestro di una mole ingente di documenti da parte della guardia di finanza. Documenti nei quali le fiamme gialle riscontrarono alcune anomalie. Tra queste, le cifre a molti zeri che il Comune avrebbe versato al Cev per l’esecuzione di alcuni servizi. O il pagamento di spese straordinarie da cui trarrebbero origine i debiti fuori bilancio dello stesso Comune viterbese. Secondo i pubblici ministeri titolari del fascicolo, Paola Conti e Franco Pacifici, i servizi venivano affidati in modo illecito, senza regolari gare a evidenza pubblica.
Silvana Cortignani
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