– Operazione Drago, altri tre davanti al Riesame.
Si è svolta ieri mattina al tribunale del Riesame di Roma l’udienza per tre dei 40 arrestati dell’operazione Drago.
Dopo gli interrogatori di garanzia, ultimati la scorsa settimana, in molti hanno scelto la via dell’istanza al tribunale della libertà per veder alleggerite le misure a loro carico.
Dei tre comparsi ieri davanti al Riesame, due sono agli arresti domiciliari, mentre il terzo, caporal maggiore dell’esercito, residente a Viterbo, è rinchiuso nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere.
Gli avvocati Sicilia e Fabiani hanno chiesto la liberazione per i due ai domiciliari o, eventualmente, l’obbligo di firma. Il collega Fazio, che assiste l’unico dei tre detenuto in carcere, ha chiesto gli arresti domiciliari.
I giudici si sono riservati su tutte e tre le posizioni. La decisione potrebbe arrivare anche oggi o, comunque, in settimana.
Restano ancora in attesa della fissazione dell’udienza al Riesame, i fratelli di Soriano nel Cimino Michel e Django Barberio, il primo 34enne tatuatore, il secondo 42enne disoccupato. Entrambi in carcere con l’accusa di essere i capi del sodalizio smantellato dai carabinieri con l’operazione Drago, che ha portato alle 40 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Viterbo all’alba del 28 maggio.
I Barberio sono il perno e l’origine dell’inchiesta. Un certo Dragos, romeno, vessato dai due fratelli per una vecchia partita di droga mai pagata, arrivò a sparare contro l’auto dei due sorianesi nel gennaio 2011. Un gesto estremo dettato, secondo i carabinieri, dall’esasperazione cui lo avevano portato le pressanti richieste di denaro dei due fratelli. Ma se in un primo momento, con la loro Bmw crivellata, i Barberio apparivano in veste di vittime, ben presto i militari hanno scoperto uno scenario diverso, fatto di traffici di droga – per lo più cocaina – acquistata con i proventi di furti, estorsione, prostituzione, e vendita di anabolizzanti.
Attività che sarebbero passate tutte per i due fratelli, frequentatori di palestre e muscolosi al punto da poter facilmente incutere timore nelle vittime delle estorsioni.
Il reato di violenza sessuale è contestato, invece, solo al maggiore dei Barberio, Django, che stando alle indagini del pm Stefano D’Arma, avrebbe avviato alla prostituzione una 40enne romena, da lui stuprata davanti alla sua fidanzata (arrestata anche lei nel blitz) per costringerla a vendersi.
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