Viterbo – Business dell’immigrazione clandestina, si dividono le strade dei 37 indagati.
“Ma i 2500 euro quando me li dai?”, è soltanto uno delle decine di sms che inchioderebbero alle loro responsabilità imprenditori agricoli, allevatori di bestiame e presunti intermediari.
Solo per tre di loro l’udienza preliminare proseguirà a Viterbo, mentre per gli altri gli atti saranno inviati al tribunale di Siena, dopo che il gup Francesco Rigato, al termine dell’udienza di ieri, ha accolto l’eccezione relativa alla competenza territoriale sollevata dalle difese per i presunti reati commessi in Toscana.
Compariranno di nuovo davanti al gip del tribunale del Riello il prossimo 14 novembre l’allevatore 47enne di Blera Pietro Puggioni, il fratello Ciriaco e l’imprenditore agricolo 72enne Pietro Biagio Cherchi di Acquapendente, originario di Orune in Sardegna.
Gli altri sono prevalentemente del Senese, da Abbadia San Salvatore a Radicofani, Pienza, San Quirico d’Orcia, Sarteano e Torrita di Siena.
Rischiano il processo gli indagati della maxinchiesta della procura della repubblica di Viterbo su un giro di falsi lavoratori stagionali, condotta dalla squadra mobile e coordinata dalla pm Paola Conti, che si è chiusa nel settembre 2016 con una raffica di 415 bis.
Cherchi, nel 2012, avrebbe fatto entrare illegalmente in Italia, in cambio di 2500 euro l’uno, due cittadini indiani di 28 e 38 anni. Puggioni, invece, per la stessa somma di 2500 euro ciascuno, avrebbe presentato nel 2013 fittizie richieste di altri due lavoratori stagionali indiani, un 32enne e un 33enne, da impiegare come braccianti agricoli. A suo carico decine di intercettazioni.
Si tratta prevalentemente di allevatori sardi che secondo l’accusa, con la scusa della pastorizia, in cambio di 2500 euro a straniero, si sarebbero prestati a chiedere presso lo sportello unico per l’immigrazione decine di permessi di soggiorno per lavoro subordinato che avrebbero consentito di ottenere il visto ad altrettanti pakistani, indiani e cingalesi. Indagati anche tre indiani che avrebbero fatto da trait d’union con i connazionali. Tutti stranieri che, secondo l’accusa, sarebbero entrati in Italia senza avere né un alloggio, né un’occupazione.
Secondo la procura, gli imprenditori agricoli, con la complicità di intermediari, tra il 2012 e il 2014, avrebbero fatto arrivare in Italia lavoratori stranieri, per lo più pakistani, indiani e cingalesi, tramite finte assunzioni. Gli imprenditori avrebbero fatto richiesta di stagionali allo sportello per l’immigrazione. Così facendo però gli indagati avrebbero ottenuto il visto per gli immigrati e da loro intascato un compenso, solo per averli fatti entrare in Italia.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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