Aggressione a Filippo Rossi - Il direttore di Caffeina racconta l'irruzione dei militanti di CasaPound nella segreteria della manifestazione e l'aggressione subita
di Maria Letizia Riganelli
 Le volanti della polizia a San Pellegrino |
 Gianluca Iannone |
 Filippo Rossi |
 La polizia a San Pellegrino |
 La polizia a San Pellegrino |
 La sede di caffeina dove è avvenuta l'aggressione |
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– “Sei un traditore. Sei un traditore”.
Gianluca Iannone lo grida a Filippo Rossi mentre l’ideatore di Caffeina viene colpito da un cazzotto e poi da un calcio (fotocronaca).
Una vera e proprio aggressione squadrista, quella avvenuta questa notte nella segreteria di Caffeina a San Pellegrino.
Una decina ragazzi, tutti con la maglia di CasaPound, sono entrati nel locale adibito a ritrovo per i volontari e i due direttore Rossi e Baffo, e hanno iniziato a colpire Rossi e a far volare oggetti.
“La mia sensazione – racconta Rossi – è che si sia trattato di una spedizione punitiva e non di un’azione estemporanea. Come se volessero regolare un conto con me. Proprio Iannone, che ho riconosciuto e denunciato, mi ha chiaramente detto che io avrei sbagliato a criticare CasaPound.
Mi vedono come un traditore. Forse perché cinque mesi fa sono andato al centro sociale di destra a Roma a fare un dibattito e probabilmente non gli sono piaciute le mie parole di critica. E’ un’azione fatta a freddo”.
Filippo Rossi, a poche ore dalla violenza cieca di una decina di teppisti di CasaPound, ripercorre quei momenti e prova a dare una spiegazione a quanto accaduto.
“Verso l’una ho ricevuto la telefonata da un uomo che si è presentata come Gianluca e ha chiesto di incontrarmi. Ho pensato che si trattasse di una delle tantissime persone che mi cercano in questi giorni convulsi di Caffeina e gli ho detto dove mi trovavo. A un certo punto mi sono trovato davanti Iannone. Dopo pochi secondi di dialogo ho preso un bugno e un calcio mentre ero a terra”.
La sensazione che sento – continua – è che sia stato violato il cuore della manifestazione da un mondo lontanissimo dal nostro. Sono venuti a sporcare una cosa bella. In questo momento il mio pensiero va ai volontari di Caffeina che si sono trovati in quella situazione. Voglio scusarmi con loro per quanto accaduto. CasaPound è una scheggia impazzita di un passato che non vuole passare. Un pezzo di vecchia politica è andata a rovinare una bella festa. E sono davvero amareggiato”.
Ma l’amarezza dura pochi istanti, perché stasera sui palchi di Caffeina andranno in scena gli ultimi incontri e la festa di chiusura al parco del Paradosso.
“Andiamo avanti più convinti di prima – conclude Rossi – , non ci ferma un’aggressione squadrista. Anzi continuiamo il nostro lavoro perché davvero stiamo facendo qualcosa di bello. Senza paura e a testa alta”.
Maria Letizia Riganelli
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