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Sport - Calcio - Viterbese - I cinque anni di squalifica a Luciano Camilli sono una pena molto più pesante rispetto agli altri casi simili di questa stagione in serie C

Presunta aggressione del Rocchi, i precedenti fanno discutere

di Samuele Sansonetti
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Sport - Calcio - Viterbese - Piero e Luciano Camilli

Sport – Calcio – Viterbese – Piero e Luciano Camilli

Viterbo – Per analizzare la presunta aggressione del Rocchi bisogna partire da un presupposto: un atto di violenza, più o meno grave che sia, va sempre condannato.

Tra la versione di Piero Camilli che scagiona il figlio Luciano e quella di Giorgio La Cava che lamenta un’azione brutale, probabilmente, la verità risiede nel mezzo e sarà stabilita nelle opportune sedi legali a cui entrambe le parti stanno pensando di rivolgersi.

Per quanto riguarda la giustizia sportiva, invece, la pena inflitta al vicepresidente della Viterbese fa discutere. Ovviamente non per il fatto di essere stata comminata, ma per la durata di cinque anni che risulta eccessiva specialmente analizzando i più recenti casi simili di questa stagione in serie C.

Quello più fresco è relativo al 23 maggio, quando il giudice sportivo Cosimo Taiuti (nello stesso comunicato in cui è stato sanzionato Luciano Camilli) ha squalificato con un anno di inibizione il presidente del Catanzaro Floriano Noto per minacce al quarto uomo e all’arbitro, durante e dopo il match casalingo dei playoff contro la Feralpisalò.

“Noto si introduceva e sostava nel recinto di gioco – si legge nella nota -, in prossimità dell’area occupata dal quarto ufficiale di gara, a gioco in svolgimento tenendo un comportamento irriguardoso e offensivo nei confronti dello stesso. Al termine della gara si introduceva sul terreno di gioco raggiungendo l’arbitro al centro del campo al quale rivolgeva frasi gravemente offensive con atteggiamento minaccioso. Allontanato dalle forze dell’ordine, vincendo la resistenza degli agenti, si introduceva anche fino ai locali antistanti gli spogliatoi reiterando il proprio comportamento”.

Meno recente ma ancora più simile è invece il precedente relativo al 28 gennaio, al termine dell’incontro del girone A tra Lucchese e Alessandria. Secondo il giudice sportivo Pasquale Marino, l’allenatore dei toscani Giancarlo Favarin ha “proferito durante la gara espressioni blasfeme e ha invitato un proprio calciatore a ‘spaccare le gambe’ a un avversario. Allontanato dall’arbitro iniziava una polemica verbale con un tesserato della squadra avversaria al culmine della quale colpiva quest’ultimo con una violenta testata al volto facendolo cadere a terra“.

Risultato: squalifica fino al 30 giugno 2019, precisamente cinque mesi. Disparità di ruoli (allenatore per la Lucchese, vicepresidente per la Viterbese) ma anche di pena.

Samuele Sansonetti


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31 maggio, 2019

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